Salta al contenuto principale

Faccio musica

Faccio musica

“Il mio nome è Ezio Bosso e nella vita faccio musica. E sono un uomo fortunato”. No, non ama parlare di sé, Ezio Bosso: è un uomo riservatissimo e la musica è la sua esigenza di vita. Nato da una famiglia non abbiente nella Torino operaia degli Anni Settanta, è abituato a sentirsi dire: “Non ce lo possiamo permettere” e a sorridere solo in presenza della musica. Il fratello maggiore suona il jazz ed Ezio ruba spesso quella sua chitarra, quasi come fosse il giocattolo più bello del mondo. In presenza dei suoni di un’orchestra trasmessi dalla radio, Ezio si immagina in mezzo a quei suoni, immerso nella musica. Quando vede un pianoforte vorrebbe abitarci dentro tanto è l’amore che prova e proprio grazie a Fabio il “fratello jazzista” che gli paga l’affitto di un pianoforte, riesce a convincere i genitori che la musica ce l’ha nel sangue. Così per quattro anni riesce a prendere lezioni da una zia acquisita, diplomata proprio in questo strumento. Ricorda Ezio che questa zia è di una cattiveria tale (almeno all’epoca la pensava così, ma poi ha scoperto quanto fosse importante questo atteggiamento) che per molti mesi non gli fa nemmeno sfiorare i tasti del pianoforte, ma lo “costringe” a imparare il solfeggio. A dieci anni Ezio Bosso entra in Conservatorio, musicalmente è già al quinto anno di pianoforte ed ha una preparazione di solfeggio da diploma. C’è ancora quella frase, “Non ce lo possiamo permettere”, che si frappone fra lui e il pianoforte ed è costretto a optare per il fagotto (dopo tre mesi ha già fatto il programma del secondo anno, acquisendo conoscenze importanti su tutti gli strumenti ad ancia e doppia ancia). Il direttore del Conservatorio si convince a cambiargli strumento. Ha a disposizione un posto per il pianoforte e uno per il contrabbasso. I genitori di Ezio scelgono il contrabbasso...

“Il mio nome è Ezio Bosso e nella vita faccio musica. E sono un uomo fortunato”. È la frase iniziale del libro, come dicevamo. Ma è di certo anche una sintesi perfetta, un “concentrato” di Ezio Bosso che a vent’anni ha già fatto esperienze importanti, suonando con orchestre illustri, improvvisando opere al pianoforte per divertimento e sperimentando con il teatro e la danza, per una visione a tutto tondo. È un insegnamento continuo ed è tutta la sua vita: d’altronde ritenersi fortunato ed esserne profondamente convinto in mezzo a un mare di sofferenza e difficoltà è quanto di più incredibile da pensare, proprio mentre noi ci lamentiamo di ogni più piccola contrarietà. E la felicità che traeva dalla musica (diceva: “La fame di musica non smette mai”) deve insegnarci ugualmente moltissimo, l’ostinazione pur di inseguire il suo sogno, raggiungendo quelle mete che aveva ben fissato per il suo futuro. Il Mozart dei nostri tempi ci ha lasciato un patrimonio di sorrisi e di suoni, ma anche di conoscenza e di suggerimenti, di forza e di determinazione, di saggezza. La sua eredità, da questo punto di vista, è immensa e soprattutto è sicuramente adattabile a molti aspetti della nostra vita. E non si tratta nemmeno di mettersi in relazione a quelle sette note che hanno colorato la sua esistenza, determinato e scandito le sue giornate o a quella che lui ha sempre chiamato la “sua fortuna”, mettendo gli incontri che ha fatto nel corso della sua carriera, davanti alle sue grandi e indubbie capacità. È stato un percorso di umiltà, il suo, di gratitudine, di profondo rispetto e, proprio in virtù di tutto questo, abbiamo molto da imparare.