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False apparenze

False apparenze
L’ennesimo appostamento per Frank Frølich. Questa volta davanti alla casa di Kadir Zahid, noto criminale e spacciatore: è un taxi con una donna a bordo a lasciare l’abitazione. Lei è Veronika Undset, professionista dell’assistenza domiciliare. Il poliziotto - dopo un inseguimento da manuale - riesce a trovare nella borsetta della giovane un po’ di coca per poterla portare in cella e interrogarla. Che cosa fa a casa di Zahid? Lei dice di essere un’amica d’infanzia, ma il poliziotto non è convinto. Frank rilascia la giovane, per mancanza di prove. Dopo poco, ecco che succede un fatto insolito: l’ugandese Rosalind M’Taya, studentessa ai corsi estivi dell’Università di Oslo è scomparsa. Aveva passato solo due giorni alla casa dello studente. Lasciando da parte il lavoro, Frølich riceve un invito per la festa del quarantesimo compleanno dal suo migliore amico Karl Anders Fransgård. L’invito è per due, ma Frank va da solo. Lì, l’amico gli confida di essersi fidanzato. Chi sarà la donna vestita con un abito corto nero e attillato che è riuscita ad innamorarsi e a far innamorare il suo amico? Sorprendentemente è proprio la Undset, la giovane che aveva fermato e interrogato qualche ora prima della festa. Anche se infastidito dal legame amoroso che la donna ha con il suo migliore amico, il poliziotto è costretto ad indagare ulteriormente sui rapporti fra la giovane e Zahid. L’iter dell’indagine viene però bruscamente interrotto da uno spiacevole evento: la ragazza viene trovata morta, insacchettata, nuda e probabilmente violentata, riposta dentro un cassetto delle immondizie a Oslo. Ora l’inchiesta prende una piega diversa per l’investigatore, che a malavoglia dovrà sbrogliare una matassa che coinvolge anche la sua storia personale. Chi ha ucciso la ragazza del suo migliore amico? C’è un collegamento con la scomparsa della giovane studentessa?...
Il poliziesco di Dahl, quarto della pluripremiata serie di Gunnarstranda e Frølich, si assesta su una linea narrativa standard, fatta di una trama veloce e scorrevole, incalzante al punto giusto, con le doverose pause per infarcire le vite e le sensazioni della coppia investigativa norvegese. Lo scopo è comunque finalizzato alla narrazione e non dipinge a fondo nè particolari spaccati sociali, nè caratterizzazioni local. Il romanzo finisce per essere più hollywoodiano (sempre se questo aggettivo ha ancora un senso) che nordico e potrebbe essere stato ambientato in qualsiasi borgo anonimo del Nord America. La trama c’è, i colpi di scena finali pure, ma il quid che ci ha fatto innamorare del noir scandinavo sembra perduto, e con esso il mordente. Divertimento assicurato per gli appassionati del genere. Per gli altri passatempo sostituibile.