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Falso nome

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Saúl Kostia, seduto al bar, sta per uscire quando gli si fa incontro Ricardo Piglia per chiedergli notizie su Roberto Artl, il più grande scrittore argentino dopo Luis Borges, che Kostia ha avuto la fortuna di frequentare nell’aprile del 1942, poco prima della sua morte. Piglia, a sua volta scrittore come Artl e come Kostia ma anche critico, deve risolvere un mistero, quello di un testo inedito di Artl che però non figura nella sua immensa e sterminata produzione, nei suoi manoscritti custoditi in un capannone, neanche nel quadernetto che è riuscito a recuperare. Da anni Piglia frequenta biblioteche, lancia annunci per acquistare ogni pezzo di carta possa essere ricondotto ad un autografo di Artl. Alla fine la sua ricerca incrocia la figura di Kostia, scrittore fallito, che potrebbe dirgli di più. La discussione è molto accesa e quasi Kostia non capisce perché quell’interesse da parte di è l’uomo che ha vissuto gli ultimi istanti di vita di Roberto Artl, è uno scrittore fallito, ma può dargli qualche informazione su un inedito di cui pare nessuno abbia più notizie. Ma è lecito che qualcuno si arroghi il diritto di pubblicare un’opera senza il permesso dell’autore? Un po’ quanto successo per le opere di Franz Kafka, di cui Max Brod salvò i manoscritti nonostante la richiesta del proprietario di bruciarli. Kostia taglia corto: «Se fossi stato Max Brod avrei pubblicato Il castello a mio nome». Ma a nome di chi? Dopo qualche insistenza Piglia riesce ad avere il dattiloscritto di un romanzo di Artl, Luba, ma è incompleto. C’è qualcosa che non va. La verità non tarda a venire a galla…

Se Artl è il più grande scrittore dopo Borges, Piglia appartiene a quella generazione di scrittori nati e cresciuti nelle antologie volute da Luis Borges e Adolfo Bioy Casares che hanno segnato tutta la letteratura sudamericana, e non solo, del ‘900. Piglia è scrittore raffinato, che scrive sempre sul confine fra verità, menzogna, realtà e immaginazione: mescola tutti gli elementi della sua fantasia per trarne storie che sconfinano oltre ogni ragionamento, oltre ogni logica, che aprono le porte a molteplici dimensioni, come quella del racconto Falso nome, che dà il titolo alla raccolta di altri 5 racconti pubblicati nel 1975, in cui a dialogare fra di loro ci sono il personaggio Ricardo Piglia, che parla col suo alter-ego Saúl Kostia, della vita di uno scrittore, Roberto Artl, al tempo stesso vera e fantastica. Al punto che gli eredi di Artl, pubblicato il racconto scritto con stile proprio del presunto autore, hanno intentato causa a Piglia pensando ad un plagio e scoprendo, amaramente, che quel racconto non era affatto del padre, ma di Piglia stesso che scriveva come Artl. Insomma, un vero cultore camaleontico del falso, anche se non è facile capire di quello che viviamo cosa sia vero e cosa sia falso: nota la massima di Borges “Non sono sicuro che io esista, in realtà”, i racconti che compongono la raccolta Falso nome rappresentano una grammatica che definisce i contorni di un continente della narrazione prolifico e proteiforme, in cui ogni lettore riesce a sentirsi a casa.