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Falso risveglio

falsorisveglio

Cosa ci fa il professor Loris in quel bar? Non è l’ambiente congeniale alla sua natura, perché ci è andato, chi deve incontrare? Dal suo torpore lo risveglia un avventore, stupito non tanto dal fatto che il professore sia in quel bar ma piuttosto perché vivo. Vivo! Dunque, non dovrebbe esserlo? No, non è più nel bar, è bambino su una spiaggia, con una palla, incontra un altro bambino sulla spiaggia. L’altro bambino sta costruendo un castello, è bellissimo. E allora perché gli prende quell’irrefrenabile voglia di distruggerlo? Fuori dalla finestra, nel giardino di casa, una donna pare aspettarlo, ma forse non è una donna, sua moglie sembra essergli accanto, c’è anche la nuora? Piange, più della moglie. Dunque quell’altra figura chi è? Ma certo, non può che essere la morte, e dunque Loris è morto? Sta morendo? Quel bar, la spiaggia, il giardino di casa, sono veri? O sono solo falsi risvegli? Suo figlio, è accanto a lui? Lo sta solo sognando?… Luca e Sonia, un amore di diciassettenni interrotto per la pausa estiva, Luca ha accettato o forse subito la scelta di Sonia. Però poi le vacanze estive sono finite, un nuovo settembre li ha riportati a scuola, alla normalità. Che fare? Tentare un riavvicinamento? Cosa c’era in quel senso di vuoto? La nostalgia per Sonia? L’ormone adolescenziale represso? Il bisogno di compensare la scomparsa del suo migliore amico, il cui padre si è suicidato? Poi arriva quel giorno, quell’otto dicembre, quando il mondo intero deve piangere le sue lacrime…

La prima storia propone alcuni temi già esplorati dall’autore in lavori precedenti: c’è per esempio il senso di estraneità a sé stessi e alla propria vita, una sorta di dialogo esistenziale non necessariamente salvifico ma che crea, semmai, una coltre di tristezza. Un senso di incompiutezza, un bisogno di fare i conti con un sé più profondo rispetto a quello sociale, magari anche affermato e rispettabile, come nel caso del professor Loris. Una storia nella storia, perché alcuni riferimenti, abilmente disseminati nello svolgersi semi onirico della vicenda, lasciano intendere un cuore oscuro nella famiglia del professore, ferite aperte, che collegano in maniera amara padre e figlio. Ma i piani narrativi, sempre sospesi tra la fisicità della stanza in cui si svolge l’azione e i falsi risvegli, si dissolvono e lasciano il lettore intuire le vicende, i sentimenti, senza che siano rivelati in maniera troppo esplicita. Questo continuo scivolamento da un piano all’altro è perfettamente rimarcato dalle immagini, che sfumano con la liquidità dell’acquerello rendendo visiva la narrazione. L’altro protagonista è Luca, adolescente appassionato di tennis (due elementi in cui si può ritrovare l’autore), alle prese con i dolori della sua giovane vita. L’abbandono da parte dell’amico, l’abbandono della fidanzata si mischiano a un dolore più globale, la morte di John Lennon, dando quasi una prospettiva di universalità alla sofferenza dell’essere umano. Due letture interessanti, anche grazie alla coerenza dell’aspetto grafico, che fanno scivolare il lettore in una malinconia profondamente umana, riconoscibile, evocata con delicatezza, quasi dolcemente.