Salta al contenuto principale

Fantasmi dello tsunami

fantasmidellotsunami

Una bambina di undici anni di nome Chisato si sveglia in lacrime nel cuore della notte e si mette a piangere e a urlare. Ha fatto un brutto sogno, la sua scuola veniva distrutta da un terremoto. La mamma, che si chiama Sayomi, la consola e la bambina si riaddormenta. A poche settimane di distanza da quell’incubo, il 9 marzo del 2011, una forte scossa di terremoto fa in effetti tremare i muri della scuola di Okawa, frequentata dalla bambina. In Giappone i terremoti sono piuttosto comuni e tutti sanno come ci si deve comportare in casi come questi: i bambini strisciano sotto i banchi mentre la scossa continua. Poi indossano i caschi di plastica e seguono i loro insegnanti fino al parco giochi, disponendosi in fila e rispondendo all’appello. Passano due giorni. Venerdì 11 marzo Chisato va a scuola, come sempre, ma sembra molto di malumore. Quello stesso giorno, Sayomi accompagna il figlio maggiore Kenya alla cerimonia per il diploma di scuola media, che finisce verso le ore 14.00. Manca poco più di mezz’ora all’orario di uscita di Chisato e la donna per un attimo pensa di fermarsi per prendere la figlia, invece di lasciare che torni a casa in autobus come sempre. Alla fine decide di tornare a casa, in modo che il figlio Kenya abbia più tempo per poter giocare con i propri amici. Alle 14.46 si avverte un terremoto di intensità incredibile e che sembra durare per un tempo infinito. Nonostante la violenza della scossa, la casa resiste. Dopo aver controllato che i figli e gli anziani genitori stiano bene, Sayomi sente il marito per controllare che non abbia riportato conseguenze. Poi affida i figli e i genitori ai vicini e si avvia verso la fermata dell’autobus, attendendo il ritorno di Chisato. Passano le ore e si diffonde la notizia di un forte tsunami, che si sarebbe abbattuto sulla costa spazzando via le auto e inondando le case. La popolazione si sarebbe rifugiata proprio nella scuola elementare di Chisato ma le notizie sono confuse e frammentarie, anche a causa del blackout delle linee telefoniche ed elettriche. Quella notte, la famiglia di Sayomi dorme in macchina, come misura precauzionale contro eventuali scosse di assestamento. Il pensiero di tutti va a Chisato. L’indomani mattina si diffonde la notizia che si stanno organizzando trasporti con elicotteri per riportare a casa i bambini che sarebbero ancora intrappolati nella scuola. Tutti tirano un sospiro sollievo: manca ormai poco per il ritorno a casa di Chisato…

L’11 marzo del 2011 la regione di Tōhoku, a nord del Giappone, fu colpita da una violenta scossa di terremoto di magnitudo 9. Il successivo tsunami, uno dei più catastrofici nella storia dell’umanità, causò più di 18.000 morti e provocò anche il disastro di Fukushima Dai-ichi, il più grave incidente nucleare dai tempi di Černobyl'. Richard Lloyd Parry, corrispondente dall’Asia per The Times, racconta questa immane tragedia, la più grande che abbia colpito il Giappone dalla fine della Seconda guerra mondiale, dalla prospettiva degli eventi che coinvolsero la piccola comunità costiera di Okawa e la sua scuola. Come mai quella fu l’unica scuola in cui quasi nessuno, tra insegnanti e alunni, riuscì a salvarsi? Ci furono degli errori nella gestione dell’emergenza? Si trattò davvero di una tragedia irreparabile, oppure sarebbe stato possibile trarre in salvo tutti quei bambini? Lo scopo di Parry non è tanto quello di mettere in luce le responsabilità di eventuali colpevoli, quanto quello di raccontare le reazioni di una intera comunità davanti a un evento così tragico. Ed è proprio questo tentativo che permette a Parry di accostarsi ad uno dei fenomeni più misteriosi e inquietanti legati a quella drammatica vicenda. Nei mesi successivi alla catastrofe iniziarono infatti a diffondersi storie di persone possedute dagli spiriti dei defunti nella catastrofe e di apparizioni misteriose, come quella del passeggero salito a bordo di un taxi alla volta di una delle case distrutte dallo tsunami e poi dissoltosi nel nulla a metà del viaggio. Nel dar voce a queste storie, Parry mette in luce i modi con i quali una comunità cerca di dare un senso ad un dolore tanto profondo e sconvolgente, e al tempo stesso ci regala un libro imperdibile. Un libro che, parlando del Giappone e del culto dei morti tipico della cultura scintoista, in effetti getta luce su una verità universale che ci tocca tutti da molto vicino: la necessità di trovare modi per venire a patti con la morte e con l’intrinseca fragilità di ogni essere umano.