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Favole e leggende dall’Est Adriatico

Favole e leggende dall’Est Adriatico

In principio c’era solo Dio, che per secoli dormì e sognò. Poi Dio si svegliò. Si guardò intorno e nacquero le stelle e i pianeti, il mare, la terraferma, i laghi, i fiumi, le montagne. Per sfuggire al calore insopportabile del Sole, Dio si tuffò in mare e prese dal fondo una manciata di fango. Risalito, frantumò la zolla e la sparpagliò nell’aria, creando le campagne fertili… Dio, O Devel, e il Diavolo, O Beng, erano compagni di viaggio. Così crearono insieme l’uomo e la donna: O Beng costruì due statuine di terracotta e O Devel vi soffiò sopra, dando loro la parola. Nacquero Damo e Yehuah, cioè Adamo ed Eva… In Croazia, nella regione della Podravina, viveva una povera vedova, con solo una figlia e tre cani che facevano la guardia. La madre insegnava alla bambina le canzoni di quella terra e alla sera la figlia cantava con voce meravigliosa. Un giorno la bambina rivelò alla madre che ogni notte delle bellissime signore vestite di bianco con lunghi capelli d’oro venivano a sentirla cantare, donandole preziosi ornamenti… Si narra che un giorno Gesù e San Pietro decisero di visitare i villaggi dell’Istria interna. San Pietro acquistò un asinello, da cavalcare a turno, e un grosso prosciutto. Quando si fermarono per riposare, San Pietro si accorse che il prosciutto era sparito, rubato da un pastore del Carso… A Visinada vivevano due giovani sposi, Caterina e Carluccio. Caterina aspettava un bambino e aveva una gran voglia di prezzemolo. Per guarire dal male, decretò il medico, la donna avrebbe dovuto consumare una minestra di prezzemolo ogni giorno. Ma l’unico luogo in tutto il paese in cui la pianta cresceva rigogliosa era il giardino dell’orco Trifone… In un villaggio ungherese della Vojvodina, in Serbia, si celebravano le nozze di due giovani. L’odore delle pietanze del banchetto nuziale attirò una volpe e un lupo che passavano da quelle parti… Un tale di Mazin vide una cavalla che pascolava. Accanto a lei vi era una grande zucca gialla. Credendola un uovo di cavallo, l’uomo sollevò la zucca e se la portò a casa… Il nome di “Punta Macius” e di “Punta Ciavalika”, situate sull’isola di Calamotta, ricorda i due amanti Macius e Ciavalika e il loro estremo sacrificio…

Giacomo Scotti, napoletano trapiantato in Istria dal 1947, da lungo tempo si occupa di letteratura per l’infanzia e favolistica, soprattutto di area balcanica. Questo volume, che si aggiunge ai numerosi già pubblicati dall’autore per Besa, è il risultato di un notevole lavoro di ricerca, traduzione e riscrittura del folklore dei paesi balcanici, in particolare della Slavia del sud. Favole e leggende dall’Est Adriatico raccoglie quarantotto testi suddivisi per cicli tematici. Particolarmente affascinanti le favole legate alla nascita dei luoghi più caratteristici dei territori della ex Jugoslavia – il selvaggio Carso, la catena del Velebit (il “Grande Gigante”), i numerosi arcipelaghi che costellano l’Adriatico orientale – e i due testi finali, rispettivamente la traduzione di un noto canto popolare serbo sulla nascita della città di Scutari e la storia più lunga e conosciuta della letteratura orale slava, quella del gigante “Tutto Acciaio”, che Scotti propone in una ricostruzione letteraria originale. Alcune fiabe risulteranno familiari al lettore – l’esopica La volpe e la cicogna, per dirne una. Altre, più decisamente legate alla territorialità, lo condurranno alla scoperta di curiose leggende – spesso tradìte in più versioni, che l’autore non manca di segnalare – e tradizioni minoritarie come quelle dei romi, il popolo senza patria. Un corpus variegato che accoglie radici bibliche, maghi, fate, imperatori e animali parlanti, temibili orchi, ironia e saggezza, toni cupi e punizioni esemplari, il tutto restituito in uno stile piano e dal sapore tradizionale. Una ricerca, quella di Scotti, che è piacevole scoperta e che testimonia non solo grande amore per i luoghi narrati, ma anche la ricchezza delle molte culture che ancor oggi si intrecciano in area balcanica, affidando il suo intento al linguaggio più universale e fruibile: il fascino, senza tempo, della fiaba e del mito popolare.