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Felici contro il mondo

Felici contro il mondo

Sono le sette di un venerdì sera davvero freddissimo e Gioia è seduta nei posti posteriori di un autobus che sta entrando nel piazzale delle corriere. Gioia ha diciotto anni compiuti da poco, una cascata di capelli rossi che non vede un parrucchiere da un pezzo e un cappellino bianco calcato sulla testa appoggiata al vetro del finestrino. L’autobus, ultimamente, è diventato il suo rifugio. Trascorre lì sopra gran parte delle sue giornate, con le cuffie nelle orecchie e la voglia di diventare la più invisibile tra gli invisibili. Si sente delusa Gioia, soprattutto dalle due persone che maggiormente stimava. Lo, che ha appena incontrato seduto su una panchina appena fuori dalla stazione degli autobus, non è stato sincero con lei e l’ha profondamente amareggiata. E anche il professor Bove, il suo insegnante di filosofia, beh... è meglio lasciar perdere. La ragazza ha la sensazione di aver sbagliato tutto; pensa che tutto ciò in cui ha sempre creduto sia in realtà una grossa bugia e che la sua vita non sia altro che buio. A casa la situazione non è cambiata molto: i suoi genitori ci hanno provato riprovato ad andare d’accordo, ma l’equilibrio tra loro è davvero instabile e basta sempre poco perché si scatenino liti violente, le stesse cui Gioia ha assistito per troppo tempo e che in genere si concludono con suo padre che, per l’ennesima volta, esce di casa con una valigia in mano. La nonna Gemma poi, figura importantissima per la ragazza, si sta spegnendo. Poiché le servono cure costanti e in casa è impossibile seguirla in maniera così continuativa come necessario, verrà presto portata in una casa di riposo, dove condividerà il suo tempo insieme ad altri anziani come lei, ma lontana dall’adorata nipote. E anche la scuola le ha creato non pochi problemi. All’inizio dell’anno la situazione sembrava migliorata e il preside l’aveva addirittura incarica di pronunciare il discorso inaugurale davanti a tutti gli istituti. Ma poi le cose sono precipitate e nulla è andato per il verso giusto...

Gioia Spada è entrata nel cuore dei lettori con il primo romanzo di Enrico Galiano - classe 1977, di Pordenone, insegnante in una scuola di periferia, creatore della webserie Cose da prof e del movimento dei #poeteppisti, flashmob di studenti che imbrattano le città di poesie, inserito nel 2015 nella lista del cento migliori insegnanti d’Italia - Eppure cadiamo felici. Il suo nome dovrebbe esprimere allegria, ma la realtà non potrebbe essere più diversa: a diciassette anni Gioia è alle prese con una profonda crisi interiore che fa vacillare la fiducia che la ragazza ha riposto fino a quel momento nelle persone che hanno rappresentato solidi punti di riferimento. E allora tutti si sgretola e anche le sue adorate parole, raccolte in un quaderno che la ragazza porta sempre con sé, sono diventate vuote, hanno perso ogni magia e la possibilità di dare un senso a qualsiasi cosa. Non esistono più certezze e anche Lo - il ragazzo capace di comprendere tutto di lei, inclusi i suoi silenzi - e il professor Bove - l’eccentrico insegnante di filosofia in grado di darle molte delle risposte che la ragazza cerca - la deludono profondamente e le fanno capire che il mondo è, purtroppo, completamente diverso da come lei lo avrebbe voluto. Quando l’adolescenza finisce e la vita si palesa con tutte le sue contraddizioni, è forte il rischio di diventare qualcosa di diverso da ciò che davvero si è. E solo l’aiuto di chi ci conosce davvero può aiutare a tornare a galla e a ritrovare la luce, a superare ogni incertezza per andare oltre e per scrivere nuovi capitoli di un’esistenza più consapevole e luminosa. Galiano - il professore stile Attimo fuggente, come lo definisce Massimo Gramellini - è bravissimo nel fotografare una generazione ricca di fragilità ma insieme di enormi potenzialità; sa parlare al cuore dei giovani ed affrontare con loro tematiche complesse, senza diventare saccente o pesante; sa scavare nelle pieghe più profonde dei suoi personaggi e scoprirne la dolcezza nascosta. Un racconto pensato per i più giovani, ma consigliato anche a chi sceglie di non scappare ma di farsi trovare, a chi ancora ha voglia di stupore e di bellezza, quella di cui il mondo è, nonostante tutto, ancora ricchissimo.