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Fiabe liete, storie nere e tempi andati

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Marino Moretti passeggia nella sua casa di Cesenatico. Dopo pranzo è sua abitudine fare due passi, un po’ per digerire e un po’ per pensare a quello che ha scritto durante al mattino e a quello che gli resta ancora da scrivere. La nuova governante lo distrae dai suoi pensieri, chiamandolo dalla porta finestra. Si chiama Maria ed è con il professore da pochi giorni, da quando cioè Tonina, la governante consueta, ha chiesto un periodo di permesso per assistere alla sorella malata. Maria ha una cinquantina d’anni, è piccoletta e grassoccia, cucina bene e assolve con scrupolo ad ogni suo compito. Ora, tuttavia, ha bisogno che il professore le dia una mano. Suo nipote Celestino – un bambino che frequenta la terza media e si applica molto a scuola anche se a volte è un po’ zuccone e fatica a comprendere alcuni concetti – deve studiare una poesia, per presentarla all’esame di licenza, ma non l’ha capita. Ora è angosciato e quasi non ci dorme di notte. Ecco perché Maria ha deciso di importunare il suo datore di lavoro: potrebbe aiutare Celestino a comprendere quel componimento così difficile… Gli autocarri si allontanano dalla statale e scendono lungo la strada sterrata, fino al greto. Lì scaricano i rifiuti della città, in piramidi irregolari. Il bambino abbandona i suoi giochi nei cortili delle case popolari e, munito di una lunga bacchetta, corre verso il greto e comincia a frugare tra i rifiuti, alla ricerca di un tesoro nascosto. La sua ricerca è sempre fruttuosa: ogni volta trova qualcosa di interessante. È un’attività, quella, cui il ragazzino si dedica con cura e precisione. Un giorno, però, quando arriva al greto, trova un uomo intento a rovistare tra i mucchi di rifiuti. “Ma come?”, pensa il bambino. Quello è il suo regno. Come è possibile che qualcuno stia tentando di usurparglielo?… Delle origini modenesi a Francesco restano l’accento, che si sta via via perdendo, e l’amore per il Lambrusco: quando mangia, ama avere un “pistone” sul tavolo. Anticamente il “pistone” era la misura vinaria da due litri; poi a partire dagli anni Cinquanta il significato è diventato più generico e il termine indica semplicemente una bottiglia di vino, soprattutto Lambrusco. Francesco ricorda la bottiglia di vetro grosso e scuro che veniva stappata con l’aiuto dell’apribottiglie, lo schiocco che produceva il tappo che usciva dal collo del contenitore e la fretta con cui si metteva un bicchiere sotto la bottiglia a raccogliere il primo sbuffo di anidride carbonica e la schiuma, perché all’epoca non c’erano i frigo e la scorta di vino veniva tenuta in cantina, per chi aveva la fortuna di possederne una…

Francesco Guccini, cantautore-mito per diverse generazioni di appassionati, affianca alla sua attività di cantante da sempre quella di scrittore, che svolge con la medesima passione e con analoghi risultati: i suoi scritti si distinguono per l’originalità che li caratterizza e le suggestioni che ogni sua pagina richiama. In questo caso, Guccini apre i cassetti della memoria alla ricerca di storie che hanno segnato il suo passato e che possano, allo stesso tempo, essere tramandate alle future generazioni. Lo scrittore mette sulla pagina, attraverso i suoi racconti, luoghi, usanze, giochi e persone che hanno segnato la sua esistenza di bambino e di giovane ragazzo, permettendo al lettore di affrontare un viaggio, sempre appassionante e a volte fiabesco, tra le colline e le valli dell’Appennino tosco-emiliano, tra gli echi di un passato che si riflettono su un presente tutto da esplorare. Dalla favola di Berto e la principessa alla storia della tartaruga di Marino Moretti, dalla figura dello gnuri a quella dell’architetto Miguel, dal ricordo della gioia provata nello stappare una bottiglia di buon Lambrusco alla storia legata a via Tamburù, tanti sono i ricordi che Guccini condivide con il lettore. Richiamano gli anni della Resistenza e il buio del dopoguerra; sono intrisi di realismo – spesso magico – e di nostalgia; raccontano di personaggi che hanno lasciato il segno e di uomini semplici che hanno lottato per il bene più prezioso: la libertà. Storie che si fanno protagoniste della narrazione, evocano sensazioni mai del tutto spente e, nella loro semplicità, aprono nuovi mondi e invitano a esplorarli. C’è tanta poesia in questi racconti, c’è calore e voglia di preservare i ricordi. C’è tutta l’anima di Guccini, cantastorie dalla voce roca e dallo sguardo profondo, capace ogni volta di arrivare al cuore.