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Fiero Siatù

Fiero Siatù

Cecoslovacchia, anni Settanta. Helena Součková ha nove anni, è figlia di attori, e ha paura di teschi, scheletri, diavoli e cani. E poi è grassa, i dolci le sono vietati, tutti la prendono in giro. Studia e va a scuola di disegno, di danza e di tedesco, mentre il catechismo - per il momento - le è risparmiato. Una mattina la radio della scuola trasmette la lettura di una poesia: il protagonista si chiama Fiero Siatù e, come Helena, ha un sacco di problemi, ma anche tanto coraggio per resistere a ogni “cosa spiacevole”. Del resto, la vita sembra mettere alla prova continuamente la bambina. Il giorno precedente alla scoperta di quella poesia incoraggiante, una pessima notizia aveva sconvolto la scuola: Olinka, una compagna, è morta. Helena cerca risposte, è triste “come un cane bastonato”: “Lo so già che uno può morire e poi non va più a casa e da nessuna altra parte, ma per lo più quando è vecchio”. Proprio come quella volta che aveva ricevuta un’altra pessima notizia. Anche l’educatrice del doposcuola, un anno prima, era morta. “Lei però aveva fatto tutto da sola”: si era avvelenata con il gas e - non solo - era anche esplosa assieme alla casa in cui abitava e ad altri condòmini incolpevoli. Eppure una cosa che le piace da matti c’è: la cartoleria. “Ho guardato quei magnifici pastelli dall’odore così buono e i fogli e tutti i diversi colori”. Alla sensazione di pace e gioia subentra però subito un’emozione diversa, Helena è così: pensa molto, riflette come una matta forse perché ritiene che “tutti i malintesi possibili e immaginabili” capitino proprio a lei…

La voce della bambina, che in prima persona come un’eroina, ci racconta la sua vita e le molteplici avventure di ogni giorno, sia sgangherate sia malinconiche, cattura fin dalla prima pagina di questo romanzo. Con una narrazione leggera che non teme di nascondere grande maestria, Irena Dousková ha consegnato alla letteratura una storia da ricordare, un classico insomma fin dagli anni Settanta per i lettori cechi. Non solo per i lettori: Fiero Siatù è stato adattato per la televisione e il teatro e ha fatto il giro del mondo in numerose traduzioni, fra le quali questa di Raffaella Belletti è certamente notevole. Per capire la rutilante sequenza di avventure che capitano a Helena, alla sua famiglia e agli altri personaggi che popolano il suo mondo, basta scorrere l’indice: Come abbiamo disseppellito un partigiano, Com’è che la Berenčičová si è buttata dalla finestra, Come per poco non stata sbranata dai lupi - ma anche Come sono stata sbranata dai lupi. Fiero Siatù è parte di una trilogia, pensata dall’autrice seguendo una cronologia quasi personale: sia lei sia la sua protagonista sono cresciute nella Cecoslovacchia della Normalizace, la “normalizzazione”, il periodo successivo alla Primavera di Praga ma precedente alla Rivoluzione di velluto, dunque pienamente sotto l’egemonia comunista e antidemocratica. In quel regime pessimista e conformista, il genio ingenuo di una bambina spicca e illumina e resta indimenticabile. Oltre a lasciare il desiderio naturale di volerne ancora. Una buona notizia: questo titolo fa parte di una trilogia, che segue Helena negli anni della formazione. L’auspicio è di leggere, dunque, presto i successivi libri.