Salta al contenuto principale

Figli e anime ribelli

Figli e anime ribelli

Alper Kamu ha tutte le caratteristiche che i veri detective devono avere: una logica razionale affilata, fiuto, pelo sullo stomaco, coraggio e incoscienza, irriverenza verso i ruoli, un po’ di sana, pruriginosa curiosità verso la vita intima e recondita degli altri, un animo romantico rivestito da una robusta e burbera corazza e, infine, un tocco di amara e ironica misantropia. Se del caso fa come fanno i veri detective dei romanzi gialli: si attacca senza problemi alle lattine di birra e beve. C’è una cosa, però, che lo rende diverso da tutti gli altri nel suo genere: Alper Kamu ha cinque anni e come dice lui: “A cinque anni sei nel pieno della maturità, poi cominci a marcire.” Ha convinto i suoi che quella tortura che tutti chiamano “scuola” sia una convenzione sociale inutile cui lui non ha bisogno di piegarsi. Sa già leggere e scrivere così, non serve mica la scuola per leggere Dostoevskij, Nietzsche e Oğuz Atay a cinque anni. Ma non immaginatevi un piccolo bambino prodigio secchione. Dopo aver scambiato qualche idea con Schopenauer, nel pomeriggio Alper bazzica i dintorni del suo quartiere, le suona a quelli che fanno i gradassi, aiuta quelli più scemi a finire i compiti di scuola e trasforma i cortili fra le alte palazzine in terreni di caccia per la sua curiosità. Finché una sera, seduto sui gradini del suo palazzo insieme a quella diciottenne che, lui lo sa, si sta invaghendo di lui, qualcuno taglia la gola al vecchio poliziotto che vive all’ultimo piano. Proprio mentre c’era la partita del Beşiktaş alla televisione. Quei gonzi della polizia non sapranno mai venire a capo di un caso del genere, e forse non ne hanno nemmeno l’interesse. Per loro basta dare la colpa a quel poveraccio di Ertan il pazzo, che tanto non capisce niente, e così chiudere la storia. Ma non per Alper Kamu. Questo è proprio un caso che fa per lui…

Trabocca simpatia questa rivisitazione del romanzo noir. Forse non tutti gli ingranaggi narrativi del giallo funzionano alla perfezione qui, ma Alper Kamu, narratore in prima persona delle sue avventurose indagini, è un cinquenne di cui il lettore non può che innamorarsi. Figli e anime ribelli è il primo della serie delle indagini di Alper Kamu e finora l’unico tradotto in Italia; nel 2014 è uscito in Turchia il secondo capitolo Cehennem Çiçeği (Fiore dell’Inferno) e solo da poche settimane il terzo: Kıyamet Park (Parco Apocalisse). Come spesso avviene per il genere noir, mentre assistiamo all’evolversi delle indagini, il romanzo ci conduce in una sottile analisi sociologica. In questo caso, siamo all’interno della scialba vita quotidiana della classe media e medio bassa urbana, aggrappata all’immagine di Istanbul quasi come a un feticcio e spaventata da una sempre possibile regressione verso l’Anatolia più profonda. Dominano il conformismo, la corruzione, il clientelismo. Nelle vite personali e intime si creano spiragli per perversioni e devianze d’ogni sorta. Le prime pagine del libro sono senz’altro le più riuscite, agganciano subito il lettore alla pagina nella presentazione di questo originale, scorbutico, intelligente e vivace detective infantile. Arriva così in Italia una voce turca un po’ diversa dalle altre, sicuramente più giocosa e scanzonata di molte altre. Uno spiraglio di luce satirica da un paese abbastanza spesso avvolto da ugge post-traumatiche e profonde nostalgie.