Salta al contenuto principale

Fila dritto, gira in tondo

Fila dritto, gira in tondo

Lui ha quarantacinque anni, è al funerale di sua nonna Marguerite. È il suo quarto funerale e come tutte le volte è disgustato da quanto ascolta. Tutti coloro che parlano della defunta la presentano come una persona gentile, generosa: un’immagine completamente ingannevole. La sua mente quindi inizia un lungo monologo. Poiché è affetto dalla sindrome di Asperger, un disturbo che rientra tra quelli dello spettro autistico, che lo rende asociognosico, i suoi pensieri – ma sempre anche i discorsi fatti a voce alta – sono privi di qualsiasi forma diplomatica, lui è incapace di piegarsi all’arbitrarietà delle convenzioni sociali. Fermamente convinto che sia sempre più sano dire la verità, prende in esame un lungo elenco di menzogne che vuole smascherare. Cominciando dalla decisione di fare un funerale cattolico per Marguerite che non è stata mai praticante, proseguendo con il fatto che a essere centenaria le mancava ancora una settimana, perché la nonna, per la precisione, aveva novantanove anni e cinquantuno settimane. Inoltre la zia Lorraine ha fatto suonare la canzone Dans la vie faut pas s’en faire di Maurice Chevalier, dicendo che è stata la colonna sonora dell’infanzia di mamma Marguerite, grande errore storico perché la canzone è stata registrata quando la nonna aveva già ventisei anni! Non contenta la zia ha letto una poesia scritta da lei, talmente brutta e insincera da essere imbarazzante. Il cuginetto János costretto a recitare le abusate anafore dell’Ecclesiaste e la melensa lettera di San Paolo…

Fila dritto, gira in tondo di Emmanuel Venet, scrittore e psichiatra, è il primo romanzo dell’autore a essere tradotto in Italia. Il narratore e protagonista ha la sindrome di Asperger, è “asociognosico” e quindi non può far altro che demolire una dopo le altre le ipocrisie della sua famiglia. “Questo libro è nato da un accumulo di collere: contro la famiglia, la menzogna, le apparenze. Ma la collera non ha nulla di seducente, può persino rapidamente virare al ridicolo”. Venet ha quindi affrontato sentimenti repellenti e comportamenti insulsi in maniera ironica, con uno stile preciso, quasi chirurgico, ha operato un rovesciamento di prospettiva, una sorta di straniamento, grazie al singolare modo di pensare di “lui”, il protagonista. “Lui” prova un amore esclusivo e fedele per la sua compagna di liceo, Sophie Sylvestre, la donna ideale, su cui fantastica e tra le cui braccia troverebbe la felicità pura. Tutto ciò che viene narrato non è quindi frutto di riflessioni inedite, ma il modo bizzarro in cui ragiona il narratore e le aspre sottolineature, hanno la ferocia dell’ingenuità fanciullesca che mette con le spalle al muro e obbliga al riso amaro, a prendere consapevolezza di quanto spesso l’uomo è poca cosa. Il personaggio autistico, che manca di capacità empatica e di sfrenata sincerità, punta il dito sul lettore, lo costringe a fare i conti con se stesso. Ma davvero “lui” è una persona che fila dritto, che sempre e in ogni caso è portatore di verità pura e cristallina? Oppure come tutti, senza alcuna eccezione, gira in tondo, perché la verità, quando riguarda se stessi, segue un metro diverso?