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Filosofi all’alba del contemporaneo

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Fin dalla lettura dei primi manuali scolastici, siamo abituati a suddividere la storia umana in diverse epoche che vanno dall’età antica a quella medievale, per arrivare poi a quella moderna e a quella contemporanea. Anche se questa periodizzazione può essere in larga parte condivisa, non è sempre facile riuscire a tracciare con precisione le linee di demarcazione tra le diverse fasi storiche. Questo vale in particolar modo per la differenza tra l’età moderna e quella contemporanea, che in molti casi può apparire quanto mai sfuggente. Invece di guardare a singoli eventi, come le guerre o le vicende degli uomini famosi, un criterio alternativo potrebbe essere quello di considerare il succedersi delle innovazioni in ambito scientifico e tecnologico, che sono in grado di mettere in moto processi di cambiamento ampi e pervasivi. Sulla base di questo criterio il passaggio tra queste due fasi storiche ci apparirà allora contrassegnato dai primi passi della ricerca sull’elettromagnetismo, condotti da scienziati tra cui anche gli italiani Luigi Galvani e Alessandro Volta. In quei primi esperimenti, per quanto inevitabilmente approssimativi nei loro inizi, possiamo infatti vedere nascere una consapevolezza nuova, quasi un “albeggiare” del contemporaneo in grado di smuovere una corrente di energie sotterranee destinate a ripercuotersi su tutti gli ambiti della società. E la filosofia non sarà certo immune da questo tipo di “galvanizzazione”, come si può notare prendendo in esame alcuni tra i pensatori più importanti dell’epoca…

Renato Barilli si è già in passato cimentato con l’analisi di quel periodo cruciale, collocato verso la fine del Settecento, che per tradizione si fa coincidere con l’avvento dell’età contemporanea. Lo ha fatto focalizzandosi in primo luogo sugli ambiti dell’arte e della letteratura, di cui si è a lungo occupato nella sua carriera di docente universitario e di organizzatore di mostre. Dopo aver affrontato figure come quelle di William Blake, Francisco Goya e Antonio Canova nel suo All’alba del contemporaneo, e aver trattato la letteratura italiana ed europea in Narrativa italiana in età moderna e in La narrativa europea in età moderna, in questo Filosofi all’alba del contemporaneo si cimenta con le figure di Kant, Schelling, Schopenhauer e Nietzsche. La chiave interpretativa sta nel rintracciare, all’interno delle opere di questi pensatori, echi del concetto di “campo”, che è al cuore dell’elettromagnetismo e che in ambito filosofico porta a riconsiderare il tradizionale dualismo tra oggetto e soggetto del conoscere. Partendo dalla Critica del giudizio kantiana per arrivare fino a scritti di Nietzsche quali La gaia scienza e Al di là del bene e del male, si dipana un filone sotterraneo i cui frutti maturi verranno poi colti solo nella piena maturità del pensiero contemporaneo, da autori come Bergson, Pierce e Husserl. La prospettiva di indagine scelta da Barilli consente di illuminare di una luce diversa il pensiero di autori molto noti e altrettanto studiati, ma la forma estremamente concisa del discorso fa sì che vari aspetti risultino appena sfiorati. Il saggio si lascia leggere volentieri, ma forse una trattazione più estesa avrebbe consentito un migliore approfondimento del tema.