Salta al contenuto principale

Finché divorzio non vi separi

Finché divorzio non vi separi

Una delle questioni da considerare nel momento in cui si decide di sposarsi è la scelta del regime da applicare per quanto riguarda i beni di cui ciascun coniuge dispone: comunione o separazione? Se è lei la persona che vanta maggiori sostanze, allora non si pone il problema e il discorso si chiude sull’ovvia scelta della separazione. Se invece è l’uomo colui che ha accumulato e continua ad accumulare le maggiori fortune, allora la scelta della comunione dei beni è l’unica possibile. D’altra parte, è ovvio quando ci si ama tanto e immensa è la fiducia reciproca, condividere tutto, specie il patrimonio. La questione degli scheletri nell’armadio dei componenti una coppia è un’arma a doppio taglio: nel momento in cui lui comincerà ad indagare in quelli di lei, di rimando pure lei principierà a rovistare in quelli di lui, anzi probabilmente ha già iniziato a farlo da un po’. E se per caso le capiterà di trovare sul telefono del marito una chat con una ex o anche solo un sms vecchio una decina d’anni, in cui l’uomo augura buon compleanno all’anziana insegnante delle elementari, donna, ecco che per il pover’uomo si profila all’orizzonte un interrogatorio degno della più spietata agenzia segreta. Capita che qualcuno che ci vuole bene ci dissuada dallo sposarci o, nello specifico, dallo sposare proprio quella donna. Spesso, però, il consiglio resta inascoltato e accade, per esempio, che l’uomo se ne infischi del fatto che lei non sa cucinare, né stirare o attaccare un bottone. Poi, quando tutti i nodi vengono al pettine e la coppia scoppia, lei finirà per avanzare ogni tipo di richiesta, lecita o illecita, in nome di quell’affetto che, in fondo in fondo, dice di provare ancora nei confronti del compagno. O, peggio, si nasconde dietro la scusa di voler garantire ai figli quella sicurezza che solo il portafoglio di lui, e i suoi beni, possono concedere. Per il giorno più bello, quello del sì che dovrebbe durare una vita intera, servono fiori, fiori ovunque, anche tra i capelli di tutti. Poi serve un red carpet, come quello di Cannes; occorrono fontane e giochi d’acqua per una scenografia di forte impatto; servono almeno due fotografi professionisti – uno per lei, la sua famiglia e i suoi amici, e uno per lui, i suoi familiari e i suoi affetti – un coro di voci bianche e un’Ape Piaggio che distribuisca gelati. Serve una piscina illuminata con tanto di open bar, un aereo monomotore che sorvoli la location corredato di striscione dedicato agli sposi e, soprattutto, serve una wedding planner. E se è quella con la parcella più costosa della regione, meglio. Il successo, in quel caso, è assicurato...

Per liberarsi della prima moglie, il re inglese Enrico VIII si è staccato dalla Chiesa Cattolica e si è autoproclamato capo religioso oltre che politico. Anche in Italia, in tempi più recenti, si è fatto ricorso a tutti i possibili cavilli del Codice penale per liberarsi dalla persona a cui – in un momento di totale follia? – si è giurato amore eterno, “finché morte non vi separi.” Poi è arrivata la legge nel 1970 e, da quel momento, i divorzi sono diventati la quotidianità, come i matrimoni. Ma se oggi ci si sposa senza imposizioni, perché poi non dura? Come mai si cambia idea con tanta rapidità? Giuseppe Culicchia – scrittore, saggista e traduttore torinese – prova, con un testo ironico ma estremamente vero, a fotografare la realtà e a cogliere i vari aspetti di un processo che interessa un numero sempre maggiore di coppie e nel quale il romanticismo – quello con il quale molti sono cresciuti e al quale spesso associano il termine matrimonio – non trova spazio alcuno. Con una lucidità chirurgica, che fa sorridere ma lascia anche molto amaro in bocca, Culicchia analizza ogni fase della relazione di coppia, dal primo sguardo all’innamoramento, dai sogni di vita comune alle prime crepe, dall’organizzazione della cerimonia nuziale alle parcelle degli avvocati divorzisti. Ogni piega, ogni risvolto di quella pratica tanto agognata e altrettanto temuta da tutti che è il matrimonio, viene scandagliata dalla penna di Culicchia che, servendosi di un linguaggio brillante e diretto, ne evidenzia con sagacia ogni anfratto e offre al lettore un quadro lucidissimo che stravolge completamente l’assunto “due cuori e una capanna”, sostituendolo con il più realistico “due blocchetti d’assegni e un legale”. Divertente, mordace e tagliente, il libro di Culicchia – diviso in tre sezioni, due etero e una LGBTQI+ – conquista il lettore, lo fa sorridere e lo invita a riflettere su quali siano le esigenze dell’uomo contemporaneo, quali i sogni, quali i sacrifici che si è disposti a fare e i compromessi cui si è disposti a scendere, in nome di quell’istituzione che per tanto tempo ha rappresentato un traguardo e che ora invece è solo uno dei tanti gradini nella scala della vita. Peccato o per fortuna? Chissà!