Salta al contenuto principale

Finestra sul nulla

Finestra sul nulla

Dalla finestra di un angusto appartamento sito nel Quartiere Latino di Parigi, lo sguardo dell’autore si sofferma pensoso su di un cielo che appare vuoto e capace solo di ripetergli la sua insignificanza e la penna, alla guisa di un sismografo, riversa sul foglio le oscillazioni caustiche ed amare dell’animo: “Che cosa può ancora aspettarsi la gente da un uomo che dall’alba al crepuscolo si affanna a trasformare in definizione ogni assurdità esistente sotto questo cielo?”. Avvinto da questa febbre bianca, il pensatore finisce per non intravvedere più alcun orizzonte di riscatto da cui poter attingere fiducia, stretto tra le morse di una visione dell’esistenza cupa e chiusa al filtrare di ogni bagliore di luce in grado di generare senso: “Nato per non inghiottire né assaporare sotto questo cielo un solo frutto che sia privo di veleno di vermi. I sensi, che storpiano tutto, nonché le cose, che hanno perso la loro forma naturale, io non posso conoscerli, e neppure i paesaggi del mondo, intaccati da un io avvelenato”. E benché avverta il grave fardello di sofferenza e di solitudine che gli deriva da tale condizione, lo abita la convinzione che il diverso comportamento delle altre persone altro non è che una forma di rassegnato adattamento, il riparo apparente alle frustrazioni: “Ciascuno di noi crede di subire la più crudele delle esistenze, poi ciascuno se ne scusa e retrospettivamente l’abbellisce, gettando su quel destino che ha ucciso la sua felicità il velo di una fortuna irreale, Questa indulgenza sembra suggerirci che la vita è possibile solo per le lacune della memoria”...

Non è un saggio, né un manuale di filosofia. E non è nemmeno un diario, ma piuttosto una raccolta di frammenti di pensiero sgranati, per l’ultima volta in romeno prima di adottare il francese anche come lingua delle future opere, molto probabilmente tra il 1943 e il 1945. Il libro del noto filosofo, saggista e aforista E.M. Cioran (Rășinari, 8 aprile 1911 – Parigi, 20 giugno 1995) è il ricavo dalla sommatoria di trecento fogli sciolti, rivenuti nella Bibliothèque littéraire Jacques Doucet di Parigi, uscito in Francia da Gallimard nel 2019 e ora nel nostro Paese, come per le altre opere, dall’editore Adelphi. Ed è qualcosa di non lontanamente simile allo Zibaldone: un’opera di filosofia, psicologia ed ermeneutica nutrita da un’immensa intelligenza sensibile e razionale. A patto di tralasciare qualsiasi definizione, il libro che si ha tra le mani è esattamente quello che dichiara il titolo stesso: una finestra aperta sul nulla silente ed incurante delle domande dell’uomo e del suo tormento, della condizione di precarietà e di finitezza in cui versa l’esistenza umana. La Seconda Guerra Mondiale è appena terminata. Cioran sopravvive alla percezione della vuota insignificanza della vita ritirandosi, con distacco e disincanto, nella condizione appartata di un esilio forzato. E intanto la penna cinica e sferzante di questo pensatore dell’assurdità dell’esistenza umana rimette in circolo una dose, non di rado eccessiva, di malessere e di malinconia, di angoscia interiore sulle quali incombe l’inconfutabile sentimento del nulla. Grazie a questo libro, il lettore che ancora non ha ancora familiarità con Cioran potrà iniziare a prenderne confidenza, mentre colui che già lo conosce ritroverà in questi testi motivi di rinnovato interesse.