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Fino a vedere il mare

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Pollo è il più piccolo - per nascita e per corporatura - di quattro fratelli. Il suo nome vero sarebbe Lucio ma i fratelli gli hanno affibbiato questo soprannome perché è tutt’ossa e ricorda i polli del cortile della baraccopoli in cui vivono con il padre alcolizzato e la madre malata. Gino, il più grande, ha dodici anni, gli altri - Marcello, Ruggero e Nando - sono più piccoli ma almeno hanno polpa sulle ossa; i quattro stanno sempre tutti insieme e lasciano indietro Pollo, ”non gli importa niente di dove va a finire”. Ogni mattina il padre - malconcio e ubriaco - raccatta i suoi figli, li carica su un pick-up e li porta alla stazione dove loro si disperdono e passano la giornata a fare l’elemosina. La sera, quando il traffico dei passeggeri cala, i fratelli si ritrovano ai binari e da lì salgono di nascosto sul treno locale da cui poco dopo saltano giù nei pressi di casa, dove fanno rientro ciascuno col proprio gruzzolo in tasca. Negli ultimi tempi però Pollo ed i fratelli hanno dei concorrenti nel business delle elemosine alla stazione: è arrivato un gruppo di “cecatelli” che, oltre a fare pena e quindi ricevere soldi più facilmente, rubano i loro posti preferiti e sono bravissimi a cantare. A sfruttare questo giovane gruppo di infermi è un crudele individuo soprannominato Cowboy, che si dice accechi e mutili i bambini perché, facendo pena, gli rendano di più. Tra loro balza all’attenzione una bambina di otto anni, Leyla: essendo cieca dalla nascita non ha gli stessi occhi bianchi rovinati dall’acido degli altri ma grandissimi occhi d’oro e non canta o suona ma fa un ipnotico balletto senza musica. Pollo ne è stregato al punto da fissarla di nascosto per un’intera giornata alla fine della quale lei gli si avvicina per conoscerlo. È l’inizio di un’amicizia/sodalizio basata sulla condivisione di un segreto: lei ci vede, ha finto di essere cieca per evitare di essere mutilata dal Cowboy. Ma quando il Cowboy cattura Pollo non può che uscire allo scoperto per aiutarlo a scappare e fuggire con lui lei stessa…

Milvia Vincenzini, dopo essersi diplomata illustratrice presso lo IED di Roma, lavora come art director in grandi agenzie pubblicitarie poi - dal 2017 - si dedica alla sua più grande passione: scrivere e disegnare per bambini e ragazzi. Mentre alcuni suoi albi illustrati sono di prossima pubblicazione, con Pelledoca esce Fino a vedere il mare il suo romanzo di esordio, rivolto ai lettori dagli 11 anni in su. L’ambientazione - un’imprecisata metropoli alienante e disumana ma brulicante di umanità disperata - ricorda quella di film come The Millionaire o Cafarnao ed è in un qualche modo ispirata all’area suburbana della città natale dell’autrice (Napoli), ma ancora più feroce. In questo mondo pieno di ombre e di miseria umana brillano per istinto di sopravvivenza e speranza Pollo e Leyla che trovano il coraggio di sfuggire al Cowboy, portandogli via i suoi preziosi stivali dalla punta d’oro. La fuga dei due protagonisti è una sorta di viaggio iniziatico verso la libertà: Pollo e Leyla, con coraggio e incoscienza, riescono a spingersi oltre i limiti imposti dagli adulti, saldi nel desiderio di voler cambiare le proprie vite. La loro meta? Il mare, metafora dell’infinito, della speranza, della salvezza definitiva e delle opportunità che la vita sa offrire nei momenti più inaspettati. Il loro viaggio non sarà certo semplice ma anzi pieno di insidie e difficoltà e costellato di incontri con personaggi grotteschi che ricordano le caricature felliniane, tra cui la donna che ha messo Leyla nelle mani del Cowboy. Col fiato sospeso fino alla fine ed in tensione per il loro destino, il lettore segue la fuga di Pollo e Leyla mentre il suo sguardo alternativamente si sposta tra il loro punto di vista, quello del Cowboy e del poliziotto con l’anima devastata dalla perdita del figlio che prende a cuore la loro vicenda. Una lettura avvincente non solo per i giovani lettori ma anche per gli adulti, con due protagonisti di spessore che bucano la carta e da cui è difficile staccarsi al termine del racconto.