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Finta pelle

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Ale 67 è un ex eroinomane, sopravvissuto in qualche modo agli anni Ottanta, che con il tempo ha sviluppato un’altra forma di dipendenza: quella dal sesso. È assiduo frequentatore di un sito di incontri per adulti. È qui che incontra Delphi 70, che in effetti di nome fa Tiziana, una donna dall’esistenza piuttosto anonima, un’impiegata con un marito scialbo e due figli. Memore dei discorsi del padre, Tiziana divide da sempre le donne in due categorie: ci sono le donne da letto e ci sono le donne da maritare. E lei sa di essere sempre appartenuta alla seconda categoria, quella delle donne destinate ad essere il perno della famiglia. Al contrario di Ale 67, Tiziana non è una abituale frequentatrice del suddetto sito di incontri. Si è iscritta solo grazie all’aiuto di Carla, una sua collega ben più esperta di lei, che “donna di letto” lo è diventata dopo la morte del marito, e che da quel giorno è diventata una vera e propria collezionista di incontri fugaci. Tiziana non avrebbe mai pensato, prima, di accettare un appuntamento con uno sconosciuto e di cominciare a farci sesso senza nemmeno prenderci prima un caffè. “Ma Ale 67 ha scritto la cosa giusta nella sua pagina pubblica. E l’ha scritta al momento giusto. Il momento nel quale sei disposta a perdere tutto, perché quello che hai non ha più valore”. Ale 67 e Delphi 70 si incontrano nel parcheggio vicino al casello di Modena Sud, ma il loro non è un semplice incontro clandestino come tanti. Le parole scritte da Ale 67 e la risposta di Delphi 70 hanno suggellato un patto di cui solo loro sono a conoscenza e che non prevede la possibilità di fare marcia indietro: “Tornare indietro ora sarebbe un viaggio troppo lungo”…

Finta pelle è un romanzo che parla di dipendenze e di solitudini, di traiettorie di vita che non si incontrano o che si incontrano nel momento sbagliato, sullo sfondo di una provincia italiana che sembra non lasciare alcuna possibilità di fuga. Alternando i monologhi dell’uomo e della donna Fattori ricostruisce i percorsi che li hanno condotti, attraverso strade differenti ma contraddistinte da una comune desolazione, fino a quel casello di Modena Sud dove si svolge il loro incontro. Lo stile freddo e disincantato con cui Fattori descrive una umanità che sembra trovare nel sesso la sola effimera consolazione, così come gli accenni, rapidi ma molto efficaci, alla monotonia delle routine lavorative, ricordano molto da vicino Houellebecq. Rimane però la sensazione di un certo squilibrio nella costruzione dei personaggi che paradossalmente sembra consegnare al lettore un ritratto molto più completo proprio dell’uomo, il cui vero nome non viene svelato, rispetto a Tiziana, che resta per certi versi sullo sfondo. E se il percorso esistenziale di Ale 67 ci si presenta quasi ineluttabile nella sua tragicità, Tiziana risulta una figura più sfuggente, di cui ci sarebbe piaciuto sapere qualcosa di più, al di là degli accenni alla sua anonima vita di coppia. Anche per comprendere meglio le vere ragioni che l’hanno portata ad accettare lo strano invito di quello sconosciuto, in quell’anonimo parcheggio vicino al casello di Modena Sud.