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Fiori mortali

Fiori mortali

Nel 1946, a Milano, la città tenta di rialzarsi dopo la guerra. Non solo gli edifici, anche la speranza e la fiducia umana devono essere ricostruiti. Al Teatro alla Scala ci pensano gli uomini volenterosi. Al cuore del piccolo Carlo ci pensano le sue due persone preferite: la mamma Irene e la sua tata Rosa. Loro hanno sempre una scorta illimitata di cioccolatini boeri, utilizzati sia come nota di merito che come premio di consolazione nei suoi momenti tristi. Lui, in cambio, disegna per loro con tutta la fantasia che i bambini possiedono: anche quelli rattristati dalla guerra che gli ha portato via i padri. Bambini proprio come Carlo. Lui sa che la mamma è stanca di occuparsi tutta sola della sartoria, resistendo alle pressioni di zio Aurelio che sembra non voglia darle pace fino a che non otterrà l’attività. Per questo decide di impugnare la sua matita e disegnare per lei uno splendido fiore di cacao: lei è bella e dolce proprio come quel bocciolo. Si stupisce quando la mamma, invece di sgridarlo alla vista dell’ennesima matita da disegno tutta mangiucchiata, si meraviglia del suo disegno. Le piace talmente tanto, gli dice, da volerne fare un gioiello. È decisa a spendere un po’ di quei risparmi dolorosamente conquistati per mostrare al figlio che la speranza la si può trovare ovunque: anche raffigurata su un foglio di carta logoro. Tuttavia, in quei tempi duri che non lasciano spazio al lusso, chi realizzerà il gioiello? Zio Aurelio, una volta tanto sembra essere d’aiuto. È lui a conoscere il Gioielliere della Maggiolina: veloce, preciso e poco caro. A Rosa, tuttavia, quel nome non è nuovo. Lei ha sentito delle voci. Tra le botteghe milanesi si vocifera che niente di buono venga dai suoi gioielli, ma che, tuttavia, possieda nel suo giardino dei fiori meravigliosi. Più belli e misteriosi di quanto Carlo potrebbe mai ritrarli...

La milanese Cristina Brambilla, da copywriter, è oggi tra le più stimate autrici di romanzi per ragazzi. Tra i suoi successi la saga di Pietrino, pubblicata da Salani e La Chiave dell’Alchimista, Il drago in discarica e L’estate in cui caddero le stelle pubblicati invece da Mondadori. Fiori Mortali è illustrato con maestria da Francesco Montesanti. Ad essere raccontata è proprio la sua Milano: regno che ospita il racconto del piccolo Carlo, l’eroe coraggioso, e delle sue dame da salvare. Quest’ultime, tuttavia, non sono certo le solite indifese sprovvedute. Queste due damigelle hanno affrontato la guerra. Rosa, l’adorata tata, è una rifugiata. Irene, vedova, deve tenere in vita la sartoria lasciatale dal marito e provvedere al suo Carlo senza mai cedere allo sconforto. Sembra proprio si sia dimenticata che cosa significhi essere una dama. Questo, fino a che il suo eroe non le regala il meraviglioso disegno di un fiore che sarebbe bellissimo come gioiello. È lei stessa, fiera della propria autonomia, a volerselo regalare. In questo racconto, non sono i muscoli e le armi affilate dell’eroe a sconfiggere i cattivi. È l’amore a salvare. Quale sentimento è più puro e luminoso di un bambino che ama la sua mamma? La sua amica Rosa prende coraggiosamente il ruolo di sua aiutante nella sconfitta del male. Nonostante sia scritto e illustrato pensando ad un pubblico molto giovane, il valore che trasmette non ha età. Ogni generazione può trarne una propria chiave lettura. I colori utilizzati nei disegni di Montesanti rendono meravigliosamente l’atmosfera creta dall’autrice. Il viola, protagonista, rimanda immediatamente al pericolo e, soprattutto, al veleno. Una coppia di penne che, collaborando, hanno creato a loro volta un graziosissimo gioiello.