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Fisica delle separazioni in otto movimenti

Fisica delle separazioni in otto movimenti

Lui è un uomo un po’ introverso, che è andato a cercare riparo all’estero e vorrebbe fare lo scrittore; lei invece è una donna solare, originaria di un villaggio nel Sud della Catalogna, forse un posto di pescatori musulmani. Si sono frequentati per tanti anni, e come capita spesso poi si sono sposati. Hanno condiviso un anonimo appartamento nei sobborghi di una grande capitale europea. Poi, d’un tratto, i corpi non si parlano più, dopo tanti anni insieme sono diventati estranei l’uno all’altra. Quando si è rimasti a lungo insieme e poi d’un tratto ci si separa, bisogna essere bravi a dimenticare, dimenticare è l’unico modo per andare avanti... Per quanto da tempo, a causa delle forti emicranie, si sia abituato a fare uso di codeina, i ricordi si accalcano nella mente del narratore: ricordi di Mila, certo, con i suoi “piedi armoniosi, con quelle arcaiche simmetrie che poi si ritrovano nei quadri di Picasso o anche di Carlo Carrà”, ma non solo: scorrono memorie da anni lontani, ricordi della madre morente o dei tempi in cui frequentava il liceo mortifero, quando “già spiravano i venti della restaurazione e del terrorismo”; e poi, ancora, un viaggio in Giappone, nella città di Kyoto, con Mila durante le vacanze di Natale, un ultimo tentativo di riacciuffare una relazione agonizzante, in quella cittadina che pareva un agglomerato moderno senza attrattive, per non dire un po’ squallido, dove tra un tempio e l’altro si perdevano nei quartieri attinenti, nel pomeriggio quasi deserti...

Qualcuno sostiene che la fine delle relazioni sentimentali possa essere considerata come una specie di preparazione al lutto. E questo scritto di Giacomo Sartori pare sviluppare appunto il tema del lutto e della sua dolorosa elaborazione. Negli “otto movimenti” di questo libro, che sembra un monologo dalle tinte fosche, ci inoltriamo in un territorio greve: Fisica delle separazioni presenta dunque un’analisi approfondita, in forma narrativa, del problema del lutto - nello specifico individuato nella fine di un amore, quello fra l’io narrante e la moglie Mila. Il modo in cui è scritto ricorda alcune pagine di Bernhard, non fosse per questa eccessiva enfasi posta sul fattore sentimentale, cosa che è praticamente assente nella visione dello scrittore austriaco. C’è da dire, ad ogni modo, che Sartori scrive davvero bene. Nato nel 1958, Giacomo Sartori di professione è agronomo. È originario di Trento ma da molti anni vive a Parigi. Ha iniziato a scrivere solo dopo i trent’anni, ma vari suoi romanzi sono stati accolti bene anche all’estero: il romanzo Sono Dio del 2016, ad esempio, nella traduzione americana, è stato inserito dal “Financial Times” tra i Best Books of the Year e ha vinto il “Foreword Indie Gold Award for Literary Fiction” nel 2019 e “Italian Prose in Translation Award” nel 2020; con la traduzione americana del romanzo Baco, infine, è stato finalista al “Philip K. Dick Award” nel 2022.