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Flannery O’Connor – Vita, opere, incontri

Flannery O’Connor – Vita, opere, incontri

Uno stato del sud degli Stati Uniti, separatista e cattolico, una madre rigida e conservatrice, una passione per i pennuti e una malattia che non ha cura. Questi gli elementi che caratterizzano la vita e le opere della scrittrice americana Flannery O’Connor. Mary Flannery O’Connor nasce nelle campagne intorno a Milledgville, in Georgia nel 1925, in una famiglia molto religiosa. A scuola non brilla, è timida e indipendente, le poche amicizie dell’epoca sono scelte dalla madre, ama i volatili e alleva polli e pavoni in grandi quantità. È molto legata al padre e soffre terribilmente quando lui muore a causa del lupus. I medici garantiscono che la malattia non è ereditaria e la vita di Flannery e della madre Regina prosegue tra il rigore cattolico e gli studi della ragazza, a cui si affiancano i primi esperimenti di scrittura e le prime pubblicazioni dei suoi racconti. Gli anni del college corrispondono al periodo in cui stabilisce le prime amicizie autonomamente. Dopo l’università si trasferisce a Yaddo, una residenza per artisti fuori New York e qui incontra personaggi del calibro di Robert Lowell, due volte premio Pulitzer per la poesia, con il quale comincerà un’amicizia intensa, ed Elizabeth Hardwick, che negli anni ‘60 fonderà il The New York Times Review of Books. Continua a spostarsi tra New York e il Connecticut, ospitata dalla coppia Sally e Robert Fitzgerald, la sua seconda famiglia, e quando torna a casa per le vacanze di Natale nel 1950 comincia ad ammalarsi. Lei ancora non lo sa, e lo scoprirà anni dopo perché la madre glielo terrà segreto, ma sono i primi sintomi della stessa malattia che si è portata via il padre...

Flannery O’Connor di Fernanda Rossini è un saggio che racconta la vita della scrittrice americana, autrice di 2 romanzi, una trentina di racconti e moltissime recensioni di libri, una donna forgiata dalla religione e dalla malattia. La fede è l’elemento cardine della sua vita: mai vacillante nella sua fiducia in Dio, Flannery impregna ogni sua opera e ogni suo racconto col suo pensiero teologico, ortodosso e rigido. “Dio è la fonte della mia ispirazione”, scrive, e infatti in tutte le sue opere ci sono rimandi profondi ai temi più classici e dualistici della religione, spesso difficili da decifrare perché nascosti sotto la coltre violenta della sua prosa. Il saggio si divide in capitoli che seguono di anno in anno gli spostamenti e l’evoluzione letteraria di Flannery O’Connor, ma anche il progresso inclemente della sua malattia: il lupus la costringe a molti ricoveri, alle stampelle e lunghi periodi di riabilitazione, durante i quali non può viaggiare, vedere gli amici o scrivere. Il saggio della Rossini, frutto della sua ricerca di dottorato, è arricchito con stralci degli abbondanti scambi epistolari di Flannery, raccolti dall’amica Sally Fitzgerald, e di qualche estratto del suo diario. La corrispondenza, tenuta con moltissime figure di spicco dell’epoca e con amici, si è rivelata un prezioso strumento per comprendere le idee dietro alle sue opere e per ricostruire le vicende personali dell’autrice, come il rapporto con la madre, con Dio e con la sua malattia, ma anche per indagare il suo pensiero circa le questioni sociopolitiche dell’epoca, come l’apartheid e il problema dell’integrazionismo, temi cruciali negli Stati Uniti negli anni ’50-‘60. Un saggio completo, chiaro ed esaustivo, interessante per chi desidera conoscere Flannery O’Connor o per chi necessita di approfondirne lo studio.