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Flora

Flora

È in un limpidissimo mattino di dicembre, nel campo di concentramento di Theresienstadt, nel punto in cui è morto Robert Desnos, che prende forma il piano diabolico che prevede il rapimento di Flora De Pisis, nostra signora del dolore e delle smorfiette, colei che illumina – quasi che la luce anziché arrivarle sul volto da potentissimi riflettori la emetta lei stessa – i telespettatori di “Crazy Love” con le storie più patetiche, pruriginose e assurde. Per Monterossi, l’uomo che ha inventato la trasmissione di punta della Grande Fabbrica della Merda e di conseguenza Flora De Pisis, ricevere una telefonata della sua agente, la monumentale Sironi, dopo le dieci di sera può significare solo guai e infatti il guaio è grosso. Convocati ai piani alti, altissimi, al cospetto addirittura di Calleri, il proprietario della Baracca, colui che tutto decide, dal capo della sicurezza. Nessuno parla, la tensione è di quelle da tagliare col coltello fino a quando uno schermo gigantesco si accende e appare Lei. Flora. Qualcosa non va, lo si intuisce dal trucco non perfetto e dallo sfondo alle spalle della donna che si rivolge direttamente a Calleri, lo rassicura sul fatto che sta bene e dice che le è stato chiesto di fare un comunicato: “Sono Flora De Pisis. Mi trovo in un luogo segreto. Mi trattano bene e non corro alcun rischio”. Poi una voce: “Seguirà una richiesta di riscatto e bisognerà concordare numerosi dettagli tecnici. Per il momento le nostre condizioni sono di non avviare indagini, di non avvertire le autorità e non diffondere la notizia per nessun motivo. Seguiranno comunicati”. Un urlo soffocato: “Aiutatem”, poi lo schermo diventa nero…

Un romanzo decisamente inaspettato, nel contenuto intendo. Robecchi, uno dei moschettieri di Sellerio, di solito lo aspetto per rilassarmi senza cedere a letture “vuote”, per godermi il famoso divertimento intelligente. Mi aspettavo ovviamente che il Monterossi o il Ghezzi con i loro sodali mi trascinassero in una delle follie a cui ci ha abituati il loro creatore, e invece Robecchi mi ha cambiato tutte le carte in tavola, anzi ha proprio giocato con un altro mazzo. Il giallo direi che non c’è, sicuramente c’è la tensione del non sapere il perché e come finirà. Il perché viene svelato subito, si snoda pagina dopo pagina: qualcuno vuole lanciare un messaggio forte alla Nazione e per farlo decide di usare la Madonna del plasma, l‘immarcescibile ineffabile volto che tutti considerano di casa, la donna che nel suo programma ospita e dispensa perdoni o cassazioni ai colpevoli dei più svariati fatti di cronaca. Flora De Pisis. Per farlo la rapisce. Un rapimento anomalo, in cui la vittima non viene maltrattata ma anzi coccolata e sedotta dai rapitori. Va da sé che la risonanza del fatto è totale e la pressione affinché venga “pagato” il riscatto enorme. Riscatto che oltre ad una bella cifra – che impensierisce relativamente i vertici della grande fabbrica della merda – consiste (e questo sì, preoccupa non poco), nella richiesta di un’ora di trasmissione senza interruzioni di alcun tipo praticamente a reti unificate. Monterossi, in quanto “creatore” del personaggio, viene coinvolto insieme a Falcone, ma il ruolo è marginale, diciamo che fa da filo conduttore, in fin dei conti come la conosce lui Flora nessun altro. In realtà nel complesso del romanzo diventa uno di noi, anche lui costretto a fare ipotesi e supposizioni, perché il comportamento della diva spiazza tutti. Rimane fino alla fine il mistero su quale sia questo messaggio che qualcuno vuol fare arrivare a tutti, nessuno escluso.