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Fra terra e cielo

Fra terra e cielo

Quella voragine rappresenta una sola cosa. Una vergogna. E questo per i fiorentini è davvero insopportabile. Meglio gli insulti, l’ignominia. Ma la vergogna, la vergogna no, è inaccettabile. Quel vuoto, quella cattedrale scoperta è rimasta così da quando il progetto per terminarla Arnolfo di Cambio se l’è portato nella tomba. Sua l’idea di erigere a copertura dell’area absidale una cupola che di fatto non è una cupola, dato il perimetro a base ottagonale su cui si doveva poggiare. Come fare? Probabilmente Arnolfo lo sapeva ma se n’è andato improvvisamente nella primavera del 1302, lasciando i fiorentini basiti, sconcertati, incapaci di andare avanti con la realizzazione di quell’opera. Forse è il flagello della peste, forse qualche altro motivo, ma insomma, alla fine i fiorentini si rendono conto che così non si può andare avanti. Bisogna mettere mano a questo edificio, ma per costruire una chiesa ancora più bella e più grande di quella che Arnolfo aveva immaginato. E quindi viene abbattuta la parete meridionale e innalzata una nuova per consentire alla navata di risultare più larga. Anche il perimetro ottagonale, protagonista del disegno di Arnolfo rimasto in sospeso, viene allargato. Infine, viene aggiunta una sorta di tamburo alto dodici braccia sul quale far poggiare la cupola. “Cupola non cupola, ma certamente la più splendida di tutta la cristianità”. È forse la volta buona, i lavori sono pronti a ripartire per dare a Firenze la cattedrale che merita? Non se ne parla. Ci vogliono ancora anni e discussioni che sembrano infinite. È ai Consoli dell’Arte della Lana che il vescovo ha affidato l’incarico di concludere i lavori. Ma la loro occupazione principale è quella di accapigliarsi furiosamente con gli operai dell’Opera di Santa Maria del Fiore che dal 1296, anno di posa della prima pietra, si sono costituiti come società autonoma. Si sa che i fiorentini sono litigiosi per natura ma questa situazione certo non giova alla soluzione del problema. Finché un giorno arriva in città un “giovane prodigioso”, tal Filippo, figlio di Brunellesco, che avrebbe voluto fargli seguire le orme paterne nella carriera notarile a cui il ragazzo invece preferisce le umane lettere e l’apprendistato presso la bottega di un orafo...

Sergio Givone vive a Firenze ormai da anni: qui ha insegnato Estetica all’Università, cattedra che ha ricoperto anche negli atenei di Perugia e Torino. In questo volume ripercorre la nascita della celeberrima cupola di Santa Maria del Fiore, a 600 anni dall’inizio della sua costruzione, e la traspone in romanzo. In questo modo può raccontare del talento visionario di Brunelleschi e del suo folle sogno che riesce a diventare realtà e a trasformarsi nell’opera diventata il simbolo del Rinascimento in tutto il mondo. In un’intervista al “Venerdì di Repubblica” Givone spiega come la scelta di narrare questa impresa artistica e questo personaggio derivi dalla sua esperienza come “Fabbriciere dell’Opera di Santa Maria del Fiore”, l’ente che si occupa di tutelare la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, tutti gli altri suoi monumenti e fabbricati e le opere conservate al Museo dell’Opera del Duomo. Un’ istituzione che ha una storia antichissima: viene fondata dalla Repubblica Fiorentina nel 1296, per sovrintendere alla costruzione della nuova Cattedrale e del suo Campanile. Dal 1436, anno del completamento della cupola e della consacrazione della chiesa, il compito principale dell'Opera diviene quello di conservare il complesso monumentale, di cui nel 1777 entra a far parte anche il Battistero di San Giovanni mentre nel 1891 sarà istituito il Museo dell'Opera del Duomo. L'Opera è soggetta, in quanto “fabbriceria”, alla Legge Concordataria del 1929, in base alla quale è retta da un Consiglio di Amministrazione composto di sette membri, nominati ogni tre anni. Tra i suoi “fabbricieri” ecco anche Givone, che in questa veste ha modo di scoprire e approfondire tanti aspetti legati a questa meraviglia dell’arte e al genio del Brunelleschi. “La vedevo sbucare di sopra ai tetti, agli angoli delle strade, ovunque si aprissero scorci di cielo, e proprio nel punto dove doveva essere, in Piazza di San Giovanni, lassù, in alto, anche se il Duomo era nascosto dalle case, e anche la piazza. “In sogno mi parea veder sospesa... Fra terra e cielo”, dice Ser Filippo al figlio Sgorbino nel romanzo, raccontandogli di aver visto in sogno la cupola che sta progettando. Nel romanzo il personaggio di Filippo Brunelleschi è raccontato con dovizia di particolari, grazie a aneddoti e curiosità, di lui vengono narrati pensieri e angosce, emerge il suo rapporto a tratti tormentato con Firenze. Un vero e proprio viaggio, insomma, nella mente di un’artista geniale. Era il 7 agosto 1420 quando l’Opera di Santa Maria del Fiore diede inizio alla costruzione della Cupola su progetto di Brunelleschi, quella che sembrava un’impresa impossibile e che invece fu completata nel 1436. Sedici anni di lavori, circa un centinaio di operai impiegati per un’opera di 4 milioni di mattoni e un peso stimato intorno alle 28 mila tonnellate, elevata da terra 116 metri. Un capolavoro che nella sua maestosità ogni giorno guarda i cittadini e i tanti visitatori dall’alto della sua inconfondibile bellezza.