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Fragili scintille

Fragili scintille

Bice non è una tipa facile, oltretutto attualmente si sente come persa in un “tunnel senza luce”. Pensa anche che non sia facile trovare chi ti capisce appieno, ma forse questa è la conseguenza del fatto che fulmina con lo sguardo chiunque le si avvicini. All’università studia, con qualche difficoltà, il giapponese e per impararlo meglio segue le indicazioni del suo ex, Nico, che le ha suggerito di usare l’applicazione Duolingo: come odia quel gufetto che le dice sempre che ha sbagliato. È proprio mentre aspetta Nico e contemporaneamente affronta l’ultima sfida della app che le chiede come si dice “buongiorno” in giapponese, che viene avvicinata da un tipo dai tratti orientali: occhi a mandorla nerissimi, capelli scuri e ribelli, lineamenti delicati. Le dà dei suggerimenti: Bice (ma questo lui non lo sa perché lei non ha voluto dirgli il suo nome) dovrebbe scrivere le parole per ricordarle. E aggiunge: “In Giappone la scrittura è molto importante”. Nel frattempo, le prende il telefono, pronuncia “buongiorno” o meglio “ohayo”, con somma soddisfazione del gufetto, tra applausi e trombette. Kento (questo il nome del ragazzo giapponese che Bice scopre attraverso un messaggio sul cellulare, perché il giovane è stato velocissimo nell’inviarsi il numero di lei sul suo telefono) tenta di fare amicizia. Prova anche a farle un complimento (“Non ho mai visto occhi di un verde così scuro. Sono davvero belli”), ma lei niente, quasi avesse fretta di tornare ai suoi esercizi. Che poi a dirla tutta, il sapientone sarà anche stato bravo con il giapponese, la sua lingua madre, ma della sua pronuncia italiana ne vogliamo parlare? Piena di difetti! Lei è proprio un osso duro e non appena il ragazzo si allontana prende l’icona del gufo saltellante e la trascina nel cestino, cancellando l’applicazione…

I giovani e la sofferenza, di qualsiasi genere essa sia. La difficoltà di affrontarla senza un aiuto, per la fragilità delle loro giovani esistenze. Forse non è solo l’amore l’argomento di cui è intriso il libro, certo, però, è un peccato che nel periodo della vita in cui gli occhi dovrebbero sempre e solo scintillare, ci siano invece momenti così dolorosi per affrontare i quali, inevitabilmente, si commettono errori che pesano sulle esistenze. Discorso che vale per Bice e che vale anche per Kento, in un alternarsi di bugie per nascondersi. Evidente l’amore della scrittrice per il Giappone, per le sue tradizioni, la lingua, l’educazione e per esternare questa sua preferenza si passa anche per i più banali sushi, tè matcha, ciliegi, cerimonie e inchini, pur sapendo che nel Paese del Sol Levante non è realmente tutto come lo crediamo noi, attraverso ciò che è arrivato nella nostra quotidianità. Ecco, in realtà si passa dalla banalità a cose più interessanti, come alcune credenze popolari o il calcolo per sapere dove cade il fulmine dopo il tempo intercorso tra il lampo e il tuono (che non è prerogativa esclusivamente giapponese), che di certo mettono addosso la voglia di approfondire, di scoprire leggende e formule da inserire nel proprio bagaglio culturale. Per il resto la cattiveria di Nico, la sua capacità di manipolare le persone, almeno alcune, la possibilità di confrontare i caratteri dei ragazzi, un po’ disturbano proprio per la necessità del lettore di tornare a guardare il mondo con gli occhi spensierati dei ragazzi.