Francesca è la classica ragazza-modello, all’interno di una tipica famiglia borghese palermitana. Il padre la spinge a seguire un percorso di studi che la porta a fare la maestra in un quartiere difficile. Ma l’esperienza dura poco: proseguono gli studi in giurisprudenza e, bruciando le tappe, arriva la laurea e il posto in magistratura. E siccome il primo incarico è ad Agrigento, dato che una donna da sola non può viaggiare, il fratello Alfredo la accompagna regolarmente. Così come è presente ad una gita a Trapani. Organizzatore il vulcanico Paolo. Francesca è già sposata da anni con un tranquillo docente universitario, e conduce un’esistenza placida. Come può esserlo in una Palermo incendiata dalle scorribande mafiose. Perché intorno a lei è guerriglia. A cadere, mentre si assiste all’ascesa dei Ciancimino e dei corleonesi, sono i vecchi boss, funzionari di polizia come Boris Giuliano, politici di rango, come La Torre e Piersanti Mattarella. Una scia di sangue. Un crescendo cupo che lascia dietro di sé cadaveri eccellenti e speranze di un popolo stremato. Mentre questa tragica storia siciliana, marchiata a sangue dalla mafia, procede con macabra regolarità, Francesca fa l’incontro che le stravolge la vita. A Trapani conosce Giovanni, un giudice da poco separatosi dalla moglie. Lo rivede poi in diverse occasioni. Scocca l’amore e decide di condividere tutto con lui. A cominciare dalle amarezze e dai pericoli, che incrociano anche l’amico Paolo Borsellino...

Con una prosa accattivante, limpidissima, Felice Cavallaro ripercorre gli anni peggiori della storia siciliana, proponendo una vicenda esemplare, in cui la dimensione privata, affettiva, si dipana parallelamente a quella pubblica. I protagonisti del racconto sono, a vario titolo, personaggi eccezionali. Spesso eroi e martiri. Vittime di trame oscure che hanno mandanti non proprio occulti. In queste condizioni sarebbe facile scadere nella retorica o nell’agiografia. E invece Cavallaro tiene dritto il timone, imbastisce con grande equilibrio ed abilità la trama narrativa, ricorrendo anche alle sue doti di lucido cronista. Ebbene, ciò che intriga il lettore è anche questa sapiente miscela di cronaca e narrazione, condotta sul filo di una memoria che ancora brucia per chi ha vissuto quegli anni. Ed è, pure, un’impeccabile ricostruzione di pagine che meritano di essere mantenute vive. Altro merito di Cavallaro è quello di avere messo in luce la figura di Francesca Morvillo, eclissata da quella, titanica, di Giovanni Falcone. Realizzando, in tal modo, una sorta di giusto risarcimento nei confronti di una donna straordinaria, che ha condiviso fino in fondo la sorte del suo uomo. Nel segno, quindi, di un amore fiorito in tempo di guerra, raccontato in un romanzo pregevole dal punto di vista letterario, che si legge tutto d’un fiato.