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Frankenstein - Nel nome del padre

copertina del libro

Ingolstadt, Regione della Baviera, 1790. Il professor Victor Frankenstein è ossessionato dagli studi di Paracelso sull’anatomia e sulla conservazione della materia organica e, quando nella sua università assiste alla dimostrazione di Giovanni Aldini, nipote di Luigi Galvani, che riesce a far sorridere una testa decapitata grazie all’uso di alcune pile, sa di essere a un punto di svolta nel suo progetto. Unendo scienza e alchimia, infatti, Frankenstein sta cercando di dare vita a corpi morti. E ci riesce: partendo dai cadaveri di tre criminali, riesce a far vivere una creatura. Un mostro. Col tempo, e con le cure di Elizabeth Lavenza, la fidanzata del dottor Frankenstein, la creatura, che è stata chiamata Prometeo, impara parlare e a comportarsi come un uomo. L’unico problema è il suo aspetto fisico mostruoso. Inoltre, il cervello che gli è stato impiantato apparteneva a un assassino ossessionato dall’attrice Karolina Niuber, che riuscì a uccidere. Così, quando il dottor Frankenstein presenta la sua creatura alla comunità scientifica, quest’ultima lo deride, scatenando l’ira di Prometeo il quale, per circa vent’anni, porta avanti una vera e propria guerra con colui che lo ha messo al mondo…

1816. Mary Wollstonecraft Godwin, colei che nello stesso anno diventerà Mary Shelley, dopo aver sposato il poeta Percy Bysshe, in seguito al suicidio della prima moglie di lui, Harriet Westbrook, scrive la storia di uno scienziato che dà vita a una creatura, rimanendone inorridito. Nasce così Frankenstein o il moderno Prometeo, romanzo gotico epistolare che Mary Shelley scrisse dopo che Lord Byron aveva invitato sé stesso, Mary, Percy e John Polidori a cimentarsi nella scrittura di una storia di fantasmi. Il romanzo viene pubblicato anonimo nel 1818, mentre l’edizione del 1831 recava il nome dell’autrice, la quale aveva perso il marito in circostanze tragiche. Nel tempo, da figura del mostro creato dal dottor Frankenstein diventerà un’icona della letteratura e del cinema gotico e horror. Basti pensare alla pellicola del 1931 di James Whale, Frankenstein, che ha creato il mostro per eccellenza interpretato da Boris Karloff. Partendo, dunque, dal capolavoro di Mary Shelley, Frankenstein. Nel nome del padre, graphic novel che fa parte della collana “Classici Horror” della casa editrice torinese Lo Scarabeo, ne declina la trama facendola virare verso una direzione che potremmo definire psicanalitica. È, infatti, il conflitto tra padre e figlio, o meglio, tra padre e creatura, il fulcro sul quale Marco Cannavò costruisce la sua sceneggiatura, che ci restituisce uno scontro tra il professor Frankenstein, deciso a porre fine a uno scontro che dura circa vent’anni, e il novello Prometeo, la cui natura (e il cervello) lo porta a uccidere. Ma non solo, perché l’animo umano viene scandagliato a tutto tondo, attraverso un caleidoscopio di solitudine, vendetta, incontro/scontro con la figura di Dio. Il tutto condito dalle spettacolari tavole di Corrado Roi, bravo a costruire una creatura spaventosa che si allontana decisamente dall’icona karloffiana, e immergere la trama in atmosfere cupe in cui domina il chiaroscuro. Da non perdere, infine, l’apparato di Marco Grasso in postfazione.