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Fucile

Fucile

Il fucile, alla fine della telefonata troncata brutalmente e volontariamente prima che la suoneria riecheggiasse e della richiesta di non chiamare più. Stupore per il suono di una voce che non sente da vent’anni, i pensieri che accelerano nel richiamare alla memoria qualcosa che era stato sepolto in fondo alla coscienza. Apre la finestra, l’aria fredda districa i ricordi di vent’anni prima. Camminano nel bosco mano nella mano e schiacciano foglie che scricchiolano sotto i passi, il cane che scodinzola ed esplora, la bambina allegra che osserva i girini nello stagno e ne mette qualcuno in un barattolo. Fanno uno spuntino con pane e formaggio e col tè del thermos, seduti su un tronco ricoperto di muschio. Le chiede di sposarlo, così, inaspettatamente. Due tele che non sono più immacolate ma già parzialmente disegnate che stanno bene insieme. Troppo freddo dentro la sua scorza di ghiaccio, per lasciarsi andare. Tutto è partito da uno sfioramento di gambe sotto al tavolo, una mano sulla coscia che poi sale, insinua dita sotto l’elastico e appesantisce i respiri, fino al materasso per sfilare pantaloni e poi gli slip, abbandonati al piacere. Poi la porta d’ingresso si chiude e la bambina grida la sua presenza prima di accendersi la tv, cogliendoli ancora scossi…

Primo romanzo dell’autrice svizzera, che si avventura in un genere nuovo con un tema intenso e molto attuale: Odile Cornuz ci regala un’opera vibrante e dalla potente carica emotiva, con uno stile essenziale, quasi minimalista, così come lo sono i disegni di oggetti quotidiani che introducono ogni capitolo e che a esso sono strettamente legati: stilizzati in pochi tratti nudi, semplici ma efficaci perché diretti come la prosa che anticipano. Un romanzo a episodi, uniti in un continuum: momenti diversi nella narrazione spostano il focus tra i personaggi sondando il punto di vista e l’emotività dei due personaggi femminili e fornendo chiavi interpretative diverse. La narrazione lenta rende la prosa poco scorrevole e a tratti un poco ostica, almeno all’inizio, tanto che non è facile, subito, entrare nel meccanismo narrativo: senza colpi di scena, procede indolente come se volesse prenderla “alla larga”. L’atteggiamento dell’uomo è un crescendo di ostilità, dai segnali di allarme occultati e difficili da riconoscere a esplicite manifestazioni di violenza psicologica e maltrattamento, si costruisce e monta un brano dopo l’altro: però resta monco, ci si aspetta qualcosa che non arriva, lasciandolo sospeso. Non ci sono nomi propri e anche i riferimenti spazio/tempo sono pochi: come affermato dall’autrice nell’intervista a Mangialibri è un modo per lasciare al lettore lo spazio di riconoscersi o identificare elementi familiari. È un’opera molto riflessiva, quasi introspettiva: la Cornuz ha infatti dichiarato nella stessa intervista, che sentiva il bisogno di parlare dell’argomento, che va affrontato da più prospettive, in modo da saperlo riconoscere. Il titolo stesso ha un significato evocativo: letale se maneggiato senza cura o con intenzione, esattamente come le parole.

LEGGI L’INTERVISTA A ODILE CORNUZ