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In fuga con la flebo

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Un pronto soccorso in mezzo alla foresta: talpe malandate, cervi con il braccio rotto, un lupo con un foro di proiettile e, ovviamente, un coniglio con la flebo. Mentre l’infermiera un po’ goffa stenta a trovare le vene per l’iniezione, all’improvviso si scatena il panico: pallottole volano per la radura, sono arrivati i cacciatori! Il colpo sparato da uno dei fucili puntava dritto al cuore del lupo, ma viene deviato dall’asta della flebo del coniglietto e così il selvaggio carnivoro riesce a salvarsi. Su situazioni come queste il Codice dei Lupi parla chiaro: prima di tutto fuggire dai cacciatori, certo, ma non dimenticare poi di ripagare il debito di chi ti ha salvato la vita. Così un lupo e un coniglio diventano improbabili compagni di viaggio, vagando per boschi, cercando riparo, mentre un cacciatore ostinato li insegue. La terapia del coniglio dovrà durare cinque mesi, così è scritto sulla ricetta, e il lupo promette di accompagnarlo per tutto quel tempo. Non è detto che la strana coppia possa reggere davvero però: cos’hanno in comune un fiero predatore solitario che ama viaggiare con la moto cantando a squarciagola Born to be Wild, con una piccola palla di pelo che conosce solo canzoncine tenere e che ogni giorno deperisce sempre di più?

Non è facile raccontare la storia di una malattia in maniera giocosa e divertente, senza farsi prendere troppo dagli aspetti malinconici o cadere nell’esibizionismo della sofferenza, in una pornografia del dolore. Con questo libro in parte autobiografico l’autrice ci riesce, usando protagonisti animali per raccontare una storia molto umana. Il tratto lieve e cartoonesco del disegno non si trattiene dal mostrare la crudità di certi avvenimenti naturali, come pure la sofferenza che porta la malattia che colpisce uno dei due protagonisti della storia (una forma di cancro?), ma conduce il lettore in un viaggio spericolato e divertente, dove gli opposti convivono e dove senza troppe parole si toccano grandi temi come l’affetto verso gli altri e il rapporto tra ricerca di compagnia e bisogno di solitudine. Consigliato a chi ama le storie agrodolci come Morte di un supereroe di McCarten o i fumetti che utilizzano storie avventurose per parlare degli aspetti più prosaici delle malattie, come I kill giants di Ken Niimura e Joe Kelly.