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Fuga per la vita

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Giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, cronaca e promemoria sulle fughe verso il nostro paese, su chi e quanti sono morti in corso d’opera, senza assistenza europea e italiana, e su chi è sopravvissuto. Riflettere su da dove venivano fa capire anche perché fuggivano e su chi aveva violato il loro diritto di restare. I dati Unhcr pubblicati a metà giugno 2017 (riferiti al 2016) parlavano di 65,6 di profughi, negli anni successivi sono cresciuti, ma l’approfondimento della situazione segnala le stesse dinamiche (strutturali) del fenomeno: la maggior parte dei migranti forzati resta dentro o accanto al proprio paese d’origine (perlopiù a basso reddito), non c’è nessuna invasione in corso verso l’Europa (tanto meno “libera”), le origini delle emigrazioni forzate riguardano guerre e persecuzioni (spesso ancora in corso), tanti muoiono prima della fuga e una parte durante, la catastrofe umanitaria purtroppo si consolida, il Mediterraneo è uno dei principali punti caldi del pianeta. Si continua a parlare di corridoi umanitari di immigrazione legale ma non vi era e non vi è traccia degli elementi concreti indispensabili per avere possibilità di reinsediamento: le ambasciate aperte; condizioni di vita dignitose nei paesi di transito; un sistema unico di accoglienza in tutta l’Unione Europea, accettato, condiviso ed applicato da tutti gli Stati membri. Non esiste dubbio che la soluzione vera del problema sia l’eliminazione delle cause degli esodi forzati, ciò comporterebbe due scelte che nessuno sta compiendo: rompere ogni relazione economica con chi uccide, imprigiona, discrimina e viola diritti universali, costringendo i propri cittadini alla fuga (e accoglierli perciò tutti, subito e meglio, se riescono a fuggire); riconoscere e favorire canali legali di emigrazione un po’ più libera da ogni Stato e accettare, conseguentemente, la sfida delle immigrazioni non forzate (nel 2017 i Global Compact dell’Onu non c’erano, ora ci sono)…

L’ottimo esperto giornalista Emilio Drudi da anni si occupa di migrazioni e ha riassunto dati e rotte delle fughe umane terrene degli ultimi decenni. La prefazione del volume è di Marco Omizzolo, Presidente di Tempi Moderni, la bella associazione di promozione sociale (che pubblica anche saggi e articoli, monografie e collettanee) con la quale Drudi collabora stabilmente e attivamente; la presentazione è di Arturo Salerni, Presidente del Comitato Nuovi Desaparecidos, che ha pure contribuito alla realizzazione del volume. Informazioni e contesti sono precisamente descritti attraverso cinque densi capitoli: i punti di crisi (esempi significativi della direzione che prendono i flussi dei profughi in tutti i continenti, più o meno noti o volutamente nascosti), l’Isis e i nuovi califfati (i diversi paesi interessati dalla penetrazione dello Stato Islamico, soprattutto mediorientali e africani) e le connesse vie di fuga (talora attraverso itinerari apparentemente “impensabili”), l’inadeguata risposta dell’Europa e il pianeta Italia (il numero di rifugiati nella penisola è storicamente inferiore a quello di molti paesi europei). L’appendice tratta le “barriere” costruite dalla Fortezza Europa (i processi negoziali di Rabat e Khartoum) e le conseguenti proposte finali che evidenziano l’inutile cinismo di “impedire che i richiedenti asilo possano arrivare anche solo alla costa meridionale del Mediterraneo” (surreale è, in tal senso, l’atteggiamento dei governanti italiani nel 2003). Drudi periodicamente aggiorna l’angosciante situazione descritta nel testo, ricostruendo i percorsi dei migranti che forzatamente scappano da dittature, conflitti ambientali ed etnici, guerre e disastri ambientali, e mostrando il dramma dei profughi sapiens nostri contemporanei, i percorsi, le aspettative e le storie, accanto alle contraddizioni del nostro sistema di accoglienza.