Alack Sinner - L’età del disincanto

Alack Sinner - L’età del disincanto

(Nicaragua). Dicembre 1984, sede ONU. Dopo tanto tempo Alack rivede Jorge Ramírez, che ora è uno importante, un funzionario della delegazione del Nicaragua, giunta in sede internazionale per protestare e denunciare il governo americano a seguito delle manovre militari condotte nel paese e degli aiuti economici ai Contras (i guerriglieri democratici, l’opposizione armata al regime di Managua), dopo l’ascesa al potere del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale. I delegati hanno ricevute minacce, temono che il ministro a capo della delegazione subisca un attentato. Jorge vuole che sia proprio Alack ad occuparsene. (Nordamericani) Ci vogliono cinque ore prima che passi il bus per la coincidenza. Fa un caldo infernale e Alack è assetato. Ma i nordamericani in Messico non sono ben accolti. (Per dei disegni) Jose Martinez è un disegnatore di fumetti e si sta recando a Stripbourg per spezzare le mani a Kitten, altro famoso disegnatore, diventato ricco plagiando alcune sue vignette. Ma Martinez in quel posto è un ispanico illegale. (Ostaggi) Charlie è morto da eroe, caduto per la democrazia, partito insieme ad altri marines per liberare molti compatrioti, ostaggi di Saddam Hussein. Ma anche Hiroshi, nel lontano 1941, era ostaggio in un campo di prigionia americano (al pari di altri 50.000 giapponesi), nel caso il Giappone avesse attaccato di nuovo. Poi perse le palle e una gamba in Vietnam. (Fine del viaggio) Alack è tornato. È da tanti anni che non vede Sophie, da quando era incinta. Ora lei ha due figli, le tette un po’ cadenti e i fianchi più larghi. Anche lui ha messo su la pancia da ex-bevitore. L’aiutante di Sophie è Milani, padre di Rita, promessa del tennis mondiale, morta tempo prima per i brutali allenamenti a cui era sottoposta. (Storie private) Cheryl ha ucciso un uomo latino-americano, un turista ricco di Santo Domingo. Ora è in carcere e non nega di averlo fatto. Alack torna a New York per tirarla fuori da questo guaio. C’è l’avvocato e un ragazzo haitiano amico della figlia, ma nessuna certezza. (Il caso USA) New York. Agosto 2001. Alack ha rinnovato la licenza ed è tornato a fare il detective. Jill Oates, impiegata all’archivio del segretario di un consigliere della Rice, vicina a Bush Jr, si rifà viva, qualcuno la ricatta. Nel frattempo il giovane Michael Toloni, figlio di un mafioso, viene ucciso e Cheryl è tenuta sotto sorveglianza dal padre del ragazzo. Intanto Antonia Sinner, sua sorella, è scomparsa, a Parigi.

L’età del disincanto è il secondo volume, dopo L’età dell’innocenza, della raccolta completa delle storie a fumetti di Alack Sinner, scritte da Carlos Sampayo e disegnate da José Muñoz. Entrambi argentini, lasciano il paese di origine in giovane età, e nell’estate del ’74, grazie ad un amico comune, dopo essersi già incontrati fugacemente a Buenos Aires, tornano in contatto nella costa Catalana, approfondendo la loro conoscenza. Nel gennaio del ’75 vengono pubblicate in Italia, per la Milano libri, le prime storie di Alack Sinner. Ex poliziotto, poi detective privato, ma anche guidatore di taxi nella New York degli anni ’70, Alack è un personaggio fuori del comune, uno che la sa lunga, un tipo che nuota con disinvoltura nel mare dell’investigazione del male. Ha una moglie, Enfer Jones, con cui ha concepito Cheryl, ma anche un’amante storica, Sophie Milaszewicz (in realtà ha avuto parecchie donne, a cui ogni tanto pensa). Di lui dipingono un ritratto alcune persone che lo hanno conosciuto, un compositore osservatore, l’uomo del banco dei pegni, un cameriere, un ex agente della Cia, perfino il lustrascarpe, il capitano della polizia in pensione, l’avventore di un bar, un medico neurologo e il giornalaio, oltre alla figlia, la moglie e l’amante (testimonianze che potete leggere nel capitolo A proposito di Alack). In un’intervista rilasciata per Fahrenheit (Rai Radio 3), José Muñoz conferma che le storie che ruotano attorno al detective sono dure, rientrano a pieno titolo nel genere noir (siamo di fronte al tipico detective newyorchese, in una altrettanto tipica ambientazione da noir americano) e nella specie hard-boiled. Si tratta di vicende in cui la criminalità, anche organizzata, si intreccia con la politica, che a volte si diramano in altre sotto-storie e dietro alle quali c’è spesso qualcosa di troppo grosso per un semplice detective. La peculiarità che emerge è che le tavole si focalizzano spesso su persone del tutto estranee rispetto alla storia. Lo scopo, come spiega Muñoz, è includere tutto e tutti, gettare uno sguardo ai margini della storia, inserirvi “lampi di frammenti delle vite altrui” (per riprendere le sue parole). Nelle tavole compaiono anche gli stessi autori, perché, prosegue il fumettista argentino, amano vivere nel mondo delle loro invenzioni letterarie. Le linee del disegno sono incentrate su un gioco complesso di bianchi e neri. Ma sono ancora le parole di José Muñoz a illuminarci, quando riferisce che tali immagini hanno una forte risonanza ed energia spirituale, che si tratta di disegni tipici di un espressionismo animista che conserva parte della persona che li ha tracciati. Completa il volume una ricca postfazione, contenente la seconda parte della conversazione tra Muñoz e Sampayo raccolta da Goffredo Fofi, e alcune interviste di Erwin Dejasse a vari fumettisti.



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