Aldobrando

Aldobrando

“Al mezzosole dovrò scendere nella fossa. Non ho speranza alcuna. Voglio che vi prendiate cura del bimbo […] Per saldare il debito vostro, me lo farete diventare un omo”. Aldobrando appena bimbetto viene affidato dal padre cavaliere alle cure di uno strego: “Siate un buon tutore e omo di principi e un giorno rimettetelo nel mondo così che impari quel che gli manca da imparare”. E così è fino al fatidico giorno in cui Aldobrando e il vecchio alchimista si accingono alla preparazione di una pozione: “Oggi ti insegnerò un segreto. Il più importante di tutti”, spiega il maestro. Si parte dal capire come riconoscere la mano sinistra per usare solo quella, poi viene il saper far di conto per prendere i 21 mattoni da mettere sul coperchio, poi il portare l’acqua a bollore, infine lo scegliere il giusto gatto da bollire vivo… Ma al bollire dell’acqua il gatto si ribella, graffiando pericolosamente l'occhio al maestro: “Corri Aldobrando. Trova l’erba del lupo! Lascia la casa. Corri il mondo. Come dice il grande manuale”. Per salvare il suo tutore, Aldobrando è costretto ad abbandonare la sua dimora e ad intraprendere un’avventura, il suo percorso di formazione. Al principio sarà nominato scudiero delle buche altrui, a servizio di Sir Gennaro Montecapoleone delle Due Fontane, figlio di Brudagone Montecapoleone delle Due Fontane, detto lo ‘strozzapreti’. Poi incontrerà un re pazzo, una principessa infelice, un ucciditore, un principino in fin di vita…

Fuori dall’uscio Aldobrando si affaccerà in un ambiente ostile, destreggiandosi tra crudeltà, cinismo, ingiustizia, con lealtà, candore e sacrificio scoprirà il mondo, se stesso, l’amicizia e l’amore, e diventerà adulto. Gli ingredienti ci sono tutti per un classico fumetto di formazione, ma Aldobrando è tutt’altro che un classico nell’ambiente del fumetto nostrano, ed ha all’attivo una nomination come miglior fumetto al Festival International de la Bande Dessinee di Angoulême. Aldobrando è una storia scritta da Gipi (Gian Alfonso Pacinotti), che, dopo aver cominciato anche a disegnarla, sceglie la strada della sceneggiatura pura. Un ruolo questo che permette a Gipi di lasciare da parte il lato tormentato, la cifra poetica, che solitamente guida le sue storie, per far emerge nel ruolo di protagonista una delle deviazioni di genere – storie di pirati, soldati, astronauti - che solitamente corrono parallele alle sue vicende personali. Nel raccontare la storia di Aldobrando il piano narrativo è piacevolmente uno solo. L’ambientazione medioevale, apparentemente in continuità con quella di Bruti (gioco di carte di ruolo inventato da Gipi), è affidata alle accuratissime chine di Luigi Critone, eccellente disegnatore artigiano lucano, che vive e lavora a Parigi e che può contare su una grande familiarità con storie di ambientazione medievale e con il fumetto storico. I colori mai accessori – dal caldo di una taverna al gelo della neve, fino al verde della gioia delle scene finali - sono curati da Francesco Daniele e Claudia Palescandolo. Tra storia, dialoghi, disegno, campi lunghi, primissimi piani e colori l’alchimia è perfetta e, mentre racconta di Aldobrando che si affaccia alla vita, in un mondo alla Cervantes tra personaggi degni dell’armata Brancaleone, questa storia cavalleresca ti regala qualche ora di evasione pura.



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