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A babbo morto

A babbo morto

9 ottobre 19XX: alle 19:15, dopo un ricovero di 4 mesi per una frattura al femore, muore Babbo Natale. Al funerale si presentano anche politici, manager e industriali, mentre nell’azienda Klauss Inc. comincia a serpeggiare l’incertezza fra i folletti costruttori di giocattoli. Figlio Natale viene travolto da uno scandalo a seguito della pubblicazione di alcune fotografie che lo ritraggono in abiti nazisti sadomaso a un party in cui la cocaina scorre a fiumi. In balia di loro stessi e subissati da richieste di bambini che non apprezzano più i giocattoli di una volta, i folletti si ritrovano in un mondo in cui non si riconoscono più, costretti a fare anche “cose di cui non andavano fieri”. Dopo il sequestro di migliaia di articoli contraffatti trovati dalla guardia di finanza negli stabilimenti della Klauss, Figlio Natale si dimette e Figlia Natale annuncia che l’azienda si dedicherà anche alla distribuzione di prodotti di terzi, mentre la fabbricazione di giocattoli si concentrerà unicamente sulla prima infanzia. Di conseguenza, si annunciano migliaia di licenziamenti tra i folletti, che si vedono così costretti a scioperare...

Un mese dopo l’uscita di Scheletri, Zerocalcare stupisce ancora con una nuova opera che non si può propriamente incanalare nel genere del romanzo a fumetti vero e proprio, ma è piuttosto un ibrido costituito da illustrazioni, fumetti e digressioni narrative. Nella pagina sinistra, all’interno di una sorta di decorazione natalizia, troviamo dei disegni colorati da Alberto Madrigal, accompagnati, nella pagina destra, da una piccola descrizione di quanto avviene (guarda caso con la prima lettera nello stesso font utilizzato nei libri delle fiabe), arricchita dai commenti ironici e taglienti di Michele Rech a fondo pagina. Questa struttura è talvolta interrotta da due pagine di veri e propri fumetti in bianco e nero in cui si dà voce ai personaggi per capirne appieno il punto di vista. A dispetto del sottotitolo “Una storia di Natale”, nonostante i colori e nonostante i personaggi tipici di questa festività, l’ultima pubblicazione di Michele Rech è quanto di più lontano dalle fiabe che vorreste raccontare ai vostri figli. Ma è quanto di più vicino alla vita e a ciò che vediamo e sentiamo dai telegiornali tutti i giorni. A babbo morto è un’allegoria di tutti i mali del nostro tempo e ripercorre anche il passato di uno dei periodi più bui della storia italiana: dal capitalismo alla globalizzazione che brucia milioni di posti di lavoro e priva i cittadini di tutte le tutele sociali guadagnate finora, dalla polizia che picchia e uccide i manifestanti e copre tali pestaggi con fantomatiche “cadute dalle scale” o con la legge sulla legittima difesa, dal Fronte Armato Folletto che rammenta le BR ai giudici che vengono assassinati perché indagano, dallo strapotere delle grandi multinazionali ai riders costretti a sottostare a qualsiasi condizione per una miseria, fino ai temi dell’emigrazione, dell’asilo politico e dell’integrazione. Azzardando, si potrebbe quasi definire una rivisitazione moderna del pamphlet politico: probabilmente l’opera più palesemente impegnata di Zerocalcare.