Caboto

Caboto

“Gavotto? Cabot? Caboto? Primo pilota del regno commerciante. Astronomo. Cabotto… Cartografo, personaggio che non si lascia raccontare […] che dire con certezza di un individuo che ha dedicato la sua vita a percorrere e a disegnare la terra, ciò che allora era ignota?” Difficile attribuirgli un volto, ancor più dei gesti. Tutto ebbe inizio più o meno mentre Cristoforo Colombo cercava di partire per le Americhe, a Venezia, dove nacque Sebastiano Caboto. Forse. Siamo nel 1526 e sicuramente stiamo per intraprendere un viaggio da Sanlúcar de Barrameda verso terre inesplorate, per cercare l’ambito passaggio verso le Isole Molucche, fino a che non si decide per un misterioso cambio di rotta una volta giunti sulle coste del Brasile alla volta di Rio de Solis…

“Incominciai questo libro convinto che avrei dovuto lavorare sotto il segno del cosiddetto ‘racconto storico’; poco più tardi mentre leggevo i primi documenti su Sebastiano Caboto, compresi il mio errore: in realtà mi trovavo davanti al racconto del mistero”, scrive lo sceneggiatore argentino Jorge Zentner nell’introduzione al libro. La storia è quella di Caboto, ricostruita da Zentner e riempita di senso, contorni e colori dal fumettista e illustratore Lorenzo Mattotti. Caboto, esploratore e cartografo, ha alle spalle una biografia fatta di punti di vista contraddittori, difficile da ricostruire. Sembra l’elogio del relativismo, oppure la trama del Rashomon diretto da Akira Kurosawa in salsa spagnola e questo contribuisce a renderlo una figura enigmatica. Quella del mistero è di fatto la cifra narrativa scelta e condivisa dallo sceneggiatore e dall’illustratore, ma più che l’occasione di una minuziosa ricostruzione storica o quella di un racconto del mistero, questo fumetto dà allo sceneggiatore e all’illustratore la possibilità di cimentarsi in metanarrazione sull’arte del raccontare. Un fumetto dal sapore saggistico. L’introduzione di Zentner e le sue note è come se offrissero, tra le tavole del racconto, didascalie per capire le scelte narrative, di volta in volta messe in campo, nella complessa ricostruzione biografica. Mattotti alle prese con la sua prima opera di matrice storica, non la sua migliore, mette nelle sue illustrazioni molto del suo mondo, non personale né intimo, ma professionale: dal pastoso uso dei pastelli e delle matite colorate ai contorni netti e allo stesso tempo fusi nel colore che riempie le forme, fino ai toni scuri atti a restituire il mistero. Preziose e commoventi, in questa edizione arricchita voluta da Logos del 2018, sono le tavole degli studi preparatori di Mattotti e le note introduttive di Zentner. La collaborazione tra questi due artisti è nata nel 1992 su commissione dell’editore spagnolo Planeta che in occasione dei 500 anni dalla scoperta delle Americhe di Colombo, decide di pubblicare El Cosmógrafo Sebastián Caboto: trazar un mapamundi tradotto poi per la prima volta in Italia da Hazard edizioni nel 1997.



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