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Diario del cattivo papà

Diario del cattivo papà
“Papà, è vero che ci sono i ladri di bambini?” “Ma no, dai... chi ti ha raccontato una cosa così?””Me l'ha detto Louanne, a scuola.” “Bah... ti ha proprio detto una sciocchezza, allora. Te lo giuro. Stammi a sentire: i ladri di bambini non esistono. Tutto qui. Molto semplice. Però ci sono le scimmie..." " Le scimmie?" "Sì, le scimmie. È abbastanza incredibile, l'ho letto oggi sul giornale... È successo in Malesia: una scimmia è entrata in un appartamento dalla finestra ed è scappata portandosi via un bimbo piccolo.” “Ma perché la scimmia ha rubato il bimbo, papà?” “Dai non ci pensare, tesoro, alla fine la scimmia non è riuscita a rapirlo. È successo che mentre la scimmia scavalcava la ringhiera del balcone, il piccolo si è svegliato piangendo, e l’animale – colto di sorpresa – l’ha mollato giù. Purtroppo, però, il bimbo è caduto dalla parte sbagliata e ha fatto un volo tremendo, di cinque piani”…
Questa è solo una scena di ordinaria follia in diretta da casa Delisle, ed è solo un dialogo della “buona” notte con la figlia piccola del disegnatore canadese. No, non si tratta di un episodio isolato, perché i racconti grafici del Diario del cattivo papà ci fanno affacciare sullo spaventoso ruolo del genitore che secondo Delisle: “Sicuramente, è un avventura”. Fumettista ma soprattutto animatore, viaggiatore ma soprattutto narratore del quotidiano, Delisle ci aveva già regalato il suo punto di vista sull’Asia nei due illuminanti graphic novel Shenzen e Pyongyang. E poi offerto la sua visione della Birmania (in Cronache Birmane) e di  Gerusalemme (in Cronache di Gerusalemme, con cui ha vinto come il Festival Internazionale di Angoulême 2012), città in cui si era stabilito insieme alla compagna, amministratrice di Medici senza Frontiere. In Diario del cattivo papà passa ad uno sguardo spietato sull’universo della paternità, usando solo il “filtro” dell’ironia: “Ora che non viaggio più molto, mi guardo intorno e vedo i miei bambini, e ho capito che si possono trarre storie anche dalla vita quotidiana.” Una lettura esilarante al punto da sentirmi in dovere di passarlo al divoratore di fumetti di casa, mio figlio. Visto che per lui Babbo Natale quest’anno non esiste più, mi è parso il momento giusto per fargli scoprire che il topino dei denti siamo noi (la prima storia del Diario), genitori che ci dimentichiamo di lasciargli  i soldi sotto il cuscino e che inventiamo balle fantasiose. Ma anche il momento giusto per fargli scoprire che in generale noi genitori sappiamo essere tremendamente fallibili. E perfidi.