Guardati dal beluga magico

Guardati dal beluga magico

Sembra proprio essere una giornata come tutte le altre: in realtà l’esperienza insegna però che è proprio in quei momenti che non lasciano presagire nulla di straordinario che quel qualcosa di straordinario invece avviene. La vita è quella cosa che ci capita, del resto, mentre siamo in tutt’altre faccende affaccendati: così può succedere che la simbolica folata di vento che ci trova impreparati come bambini e che sconvolgerà da quel momento in poi tutte le nostre abitudini disfacendole come un castello di carte che si scontra con uno starnuto ci colga mentre siamo seduti al bar, increduli perché la nostra vicina di tavolino sta sostenendo che a cena non prenderà null’altro che un digestivo perché ha mangiato un’enorme insalatona. Come se l’insalata fosse un cibo… E così, in attesa di un macchiato e di un cornetto alla crema, cercando di goderci il rassicurante momento facendo scorrere il tempo il più lentamente possibile – ma gli anni in realtà passano inesorabili e inarrestabili, ci ripete in testa il tarlo delle nostre nevrosi, che non si zittisce mai e sempre ci angoscia mentre cerchiamo di crogiolarci nella nostra cullante immaturità, difesa dallo spaventoso futuro – quando stiamo per mettere le mani sul giornale locale e perderci nel suo crepitante crogiolo di futili novelle dai toni sensazionalistici, ecco che incombe su di noi l’ombra del beluga…

Pubblicando numerose strisce sul proprio sito e sui social network Daniel Cuello, disegnatore di origini argentine che molta critica accosta, in maniera però forse eccessivamente semplicistica, a Zerocalcare – che nel corso della carriera è finito come Gipi anche nel novero dei papabili per lo Strega, il più prestigioso premio letterario italiano: e magari tutti i romanzi non grafici avessero la solidità narrativa di certe tavole… –, con cui certamente condivide d’altro canto la freschezza evocativa dell’impostazione, l’ampiezza di vedute, la pregnanza di significato delle vignette, facili e fruibili, in cui tutto ciò che ci condiziona l’esistenza e che non sappiamo affrontare è incarnato da una figura altra, che sia un armadillo o, appunto, come in questo caso un beluga magico in fondo conta fino a un certo punto, si è imposto ormai da tempo all’attenzione degli appassionati di fumetti italiani. In questa particolare occasione le strisce, messe in un ordine specifico e incastonate nel racconto a cornice di una lunga storia inedita articolata in capitoli, edificano un universo coerente e immaginifico nel quale al tempo stesso è però assai immediato immedesimarsi: trovano corpo tutte le paure, le debolezze, le fragilità, le inettitudini, le speranze, gli inconfessabili guilty pleasures, le illusioni, le disillusioni, le frustrazioni che chi più chi meno ognuno di noi vive nel suo quotidiano, e in questo riconoscersi reciproco c’è anche spazio per un’occasione di crescita, confronto e riflessione, per perdonarsi, accettarsi e ridere anche un po’ di sé, per affrontare le cose serie senza essere seriosi, per rimettere nel giusto ordine le priorità, per smettere di dare importanza a tutto ciò che non ne ha, né la merita.



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