I miei eroi sono sempre stati tossici

I miei eroi sono sempre stati tossici

Se artisti come David Bowie, Lou Reed e Billy Holiday hanno raggiunto alcuni dei loro apici nei periodi in cui si facevano, allora perché continuare a insistere con questa storia della sobrietà? Tutto nella vita della giovane Ellie sembra confermare che la tossicodipendenza è l’unica via percorribile, in un mondo messo così male. Dopotutto, le basta pensare che tutti i suoi eroi, sua madre compresa, hanno avuto a che fare con vari tipi di droghe per legittimare il suo punto di vista. Proprio per questo motivo, Ellie affronta il suo soggiorno in una costosa clinica di rehab facendosi beffa delle assurde storie, più o meno veritiere, degli altri ospiti. La sola persona che le sembra essere interessante è Skip, innanzitutto perché dimostra di nutrire un certo interesse nei suoi confronti, e poi perché è l’unico a dare l’idea di voler barattare la propria dipendenza con un vero obiettivo, e non con la semplice prospettiva di una vita da ripulito. Consapevole della pessima influenza che in genere trasmette su chiunque le si avvicini, Ellie decide di coinvolgere Skip in una relazione che li porterà presto a una fuga tanto romantica quanto autodistruttiva…

Nonostante I miei eroi sono sempre stati tossici appartenga alla linea narrativa di Criminal, la saga noir scritta dallo stesso Ed Brubaker tra il 2006 e il 2011, la storia raccontata è una vicenda del tutto indipendente, che limita il legame con l’opera madre a qualche sporadico riferimento. Certo, la trama a cavallo tra il romantico e il criminale, con personaggi autodistruttivi afflitti da tristi background familiari, non possono essere considerati elementi particolarmente originali. Tuttavia, la prospettiva con la quale Brubaker affronta il tema della tossicodipendenza, con vari riferimenti artistici musicali e letterari, rappresenta quantomeno la riscoperta di una maniera di raccontare il peccato dal punto di vista del peccatore. Proprio per questo motivo, questo graphic novel può essere definito un Trainspotting più malinconico e riflessivo, dove la vena giudicante e moralistica tipica del polictically correct da terzo millennio lascia il posto alla volontà di avventurarsi nelle dinamiche che determinano l’andamento di un’esistenza. Nelle poche pagine de I miei eroi sono sempre stati tossici traspare tutta la carica emozionale di situazioni vissute dallo stesso autore, esperienze di prima mano che trasmettono in maniera sincera credibilità alle travagliate vicende dei personaggi, per i quali il lettore non può che sviluppare un senso di empatia.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER