Kirihito

Kirihito

Nella stanza 66 dell’ospedale annesso all’Università di “M” è ricoverato un paziente misterioso. Nemmeno il dott. Tatsugaura, primario di medicina interna e autorità indiscussa nel panorama scientifico internazionale, riesce a comprendere fino in fondo la natura dello strano morbo che lo ha colpito. I sintomi sono evidenti quanto insoliti: la forma delle ossa cambia, il viso diviene aguzzo, la colonna vertebrale si piega, il paziente non è più in grado di alzarsi, non può più camminare e assomiglia sempre di più… ad un cane. Il dott. Tatsugaura ipotizza un’origine virale ma, nel codazzo di medici che pendono dalle sue labbra, c’è una coraggiosa voce fuori dal coro: si tratta del dottor Kirihito Osanai, giovane dotato e brillante, che propende invece per un’origine endemica, legata cioè alle peculiarità di una specifica area geografica. Proprio dietro consiglio del dott. Tatsugaura, Kirihito decide di partire alla volta dello Shikoku, regione di provenienza del malato della 66, per condurre una ricerca approfondita. La sua partenza, però, e la ferma decisione di dedicarsi allo studio del morbo, lo costringono a rimandare il matrimonio con la bella Izumi, abituata agli impegni del fidanzato ma impaziente di sposarlo. Izumi è sconvolta: teme per la salute di Kirihito ma sente anche che la propria incolumità è minacciata dallo sguardo inquietante del dottor Urabe, collega e amico di Kirihito sin dai tempi dell’Università. Che qualcuno abbia ordito un complotto?

La lettura di quest’opera, uscita alla fine degli anni Sessanta, non può che confermare quanto calzante sia l’appellativo di “Dio dei manga” attribuito all’unanimità a Osamu Tezuka. Autore completo e versatile, capace di spaziare dalla fiaba al racconto di denuncia sociale, raggiunge con Kirihito una delle vette più alte della sua produzione artistica. Un disegno dal tratto chiaro, pulito e ben definito, caricaturale nelle espressioni di sgomento e commovente nei momenti più drammatici, si amalgama alla perfezione con una sceneggiatura avvincente, ricca di particolari e dal ritmo scorrevole. Il contrasto tra l’elemento fantastico rappresentato dalle sembianze canine dei malati ed il realismo delle vicende rende la narrazione originale e di forte impatto. Peripezia dopo peripezia, ci si ritrova svuotati e sopraffatti dalla crudeltà gratuita che distrugge ogni tentativo di trovare una spiegazione, una soluzione. Le buone intenzioni che animano il protagonista non bastano a proteggerlo dalle cattiverie della società, tanto che gli avvenimenti si tramutano in un viaggio alla scoperta della discriminazione, del razzismo, dell’arrivismo, dell’egoismo che abitano l’animo umano: Kirihito è un eccellente medico, eppure agli occhi di tutti è “solo un cane”. Insieme ad Ayako e MW, quest’opera rappresenta una pietra miliare della storia del manga e ben si presta a riflessioni psicologiche, sociologiche, filosofiche ed esistenziali. Una lettura imprescindibile per chiunque voglia compiere un percorso alla ricerca del significato più autentico dei concetti di altruismo, solidarietà, amore.



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