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Loud!

La notte è ancora giovane al LOUD!, music bar e strip club. La musica martella senza pietà. Bum, Bum, Bum. Una stripper entra dal retro, si spoglia velocemente nel camerino, indossa orecchie finte e coda da gatta, si mette un francobollo di LSD sulla lingua e sale sul palco. Bum, Bum, Bum. Due ragazze si scambiano sguardi sempre più infuocati al bar, poi senza dirsi una parola si stringono in un bacio che sembra infinito, si infilano nel WC e iniziano a leccarsela come se non ci fosse un domani. Bum, Bum, Bum. Nel cubicolo accanto a loro una ragazzina piange disperata tenendo in mano un test di gravidanza. È positivo. Bum, Bum, Bum. Una giovane asiatica nuda e legata come nell’arte erotica giapponese del kinbaku rotea in aria, tra le luci psichedeliche. Bum, Bum, Bum. Un altoparlante precipita dal soffitto e si schianta su di un tavolino, riducendolo in frantumi. Bum, Bum, Bum. La ragazza che era seduta al tavolino è molto scossa, ma molto presto trova chi la consola. Le mani frugano i corpi, le lingue si intrecciano. Bum, Bum, Bum. Nel retro, il barman sta scopando con la stripper che poco prima volteggiava vestita solo di corde. Bum, Bum, Bum. Le due ragazze nel WC ora stanno rifacendosi il trucco, una sniffa un po’ di coca ma si sente male, ha un arresto cardiaco, perde sangue dal naso. L’altra fugge in preda al terrore, va a cercare aiuto. Bum, Bum, Bum. Due ragazze entrano al LOUD! e mostrano emozionate al buttafuori i loro biglietti VIP only. Lo staff indica loro una porta, loro trepidanti percorrono un lungo corridoio, entrano in un privé: c’è da sniffare, c’è poca gente stravaccata sui divani, una tizia lo sta succhiando a un tizio. All’improvviso, un uomo e una donna saltano alla gola delle due ragazze, le mordono, loro urlano ma chi può mai sentirle? Bum, Bum, Bum…

Matite aggressive, colori acidi, dialoghi quasi del tutto assenti, estetica punk/rave, sesso esplicito, violenza e orrore. Ecco gli ingredienti della graphic novel della catalana Maria Llovet (Heartbeat, Insecto), classe 1982, una delle “ribelli” della scena fumettistica europea. In un sordido nightclub si intrecciano storie di vampirismo, BDSM, droga e pedofilia che trovano una sanguinosissima catarsi in una sequenza di ultraviolenza che dura 12 pagine fino al tenero finale, che vede protagonista la ragazzina incinta che appare nelle prime pagine. Prendete le sequenze disco-orgiastico-vampiresche di film come Miriam si sveglia a mezzanotte e Blade, rileggetele con lo stile e il gusto di un Quentin Tarantino di pessimo umore e avrete questa storia rabbiosa che lascia aperto solo un minuscolo spiraglio di speranza. La scelta dell’autrice di usare pochissime parole e puntare tutto sulla cinetica e l’adrenalina da una parte dona un’energia irrefrenabile a LOUD! ma dall’altra inevitabilmente toglie ogni profondità. Ogni aspetto della trama è senza spiegazione, la storia agisce solo a livello sensoriale, con una brutalità emozionante ma narrativamente un po’ vuota.