Salta al contenuto principale

Non è te che aspettavo

Non è te che aspettavo

Fabien, ingegnere di formazione, nella vita ha viaggiato molto al sud dell’Equatore, ma dopo cinque anni passati in Brasile decide di ritornare in Francia con la compagna Patricia, al secondo mese di gravidanza, e la loro primogenita Louise. È eccitato dall’idea di diventare padre una seconda volta, ma proprio non riesce a togliersi dalla testa il timore che la figlia, la sua bambina, possa nascere con la Sindrome di Down. Quell’eventualità lo turba nonostante le visite mediche di Patricia restituiscano tutte lo stesso risultato: la piccola è in perfetta salute. Proprio per questo, quando la neonata Julia mostra i segni di una trisomia inspiegabilmente sfuggita alle analisi, Fabien cade in una profonda disperazione che inghiotte in primis il suo sogno di una vita spesa ai tropici, ma in particolar modo quell’amore paterno che ha coltivato per nove mesi e ora non sente più suo. Non è lei che stava aspettando, ma Julia ormai è lì, nella culla di fronte a lui, e a Fabien non resta che rimboccarsi le maniche e cercare di accettarla. Non solo, gli tocca districarsi in un luna park di pediatri, esperti genetisti, associazioni e psicologi, perché i bambini trisomici richiedono mille inaspettate cure. Ed è proprio durante questo lungo percorso che Fabien impara a conoscere Julia, quella piccola estranea, inizia a capirla, ritrovando l’amore paterno che credeva di aver perduto...

In questo racconto autobiografico Fabien Toulmé, alle prime esperienze con il mondo del fumetto, ci spiega il suo complicato viaggio verso l’accettazione di Julia, affetta da sindrome di Down. Non bisogna lasciarsi ingannare dalla trama: il suo fumetto è una storia d’amore genitoriale che sa trattare la disabilità senza cadere nell’autocommiserazione. Il tratto è morbido e cartoonesco, richiama lo stile di David Cuello, e i colori usati cambiano in accordo coi sentimenti contrastanti del protagonista, passando dal blu che investe Parigi e la diagnosi di Julia, ai caldi colori del presente. Le parole usate invece sono molto meno lievi, e Toulmé si mette a nudo con un’onestà brutale: teme di essere bollato per sempre come padre di un’handicappata, percepisce sua figlia come un’estranea, non sa amarla, e prova rabbia verso Patricia e Louise, che invece accettano Julia incondizionatamente. Sentimenti meschini, ma veri, perché Fabien è un uomo e come tutti gli uomini è fragile. Insomma, Non è te che aspettavo è la storia coraggiosa di un genitore che elabora la malattia della figlia come farebbe con un lutto, passando dalla negazione all’accettazione, ma solo per realizzare che a morire è la sua idea distorta di genitorialità. Perché alla fine, nonostante gli iter medici e i problemi, Toulmé si innamora di Julia, dimostrandoci che la realtà sa farsi amare anche se non è sempre zuccherina e confortevole come ce l’aspettiamo.