Orwell

Eric Blair nasce nel 1903 in India, dove il padre è funzionario coloniale. La sua famiglia appartiene alle “frangia inferiore della classe media superiore” britannica. Eric è “debole di petto, amante degli animali e vicino alla natura”, e trascorre un’infanzia che in seguito definirà “triste e solitaria”. Decide presto che da grande farà lo scrittore (“All’età di cinque anni ho composto la mia prima poesia, che mia madre trascrisse sotto dettatura”) e già da ragazzino si appassiona alla fantascienza, leggendo tra l’altro La macchina del tempo di H.G. Wells. Frequenta una scuola cattolica snob e cara, dove è vessato dai compagni, e viene poi ammesso a Eton, dove è studente di Aldous Huxley; legge Dickens, Tolstoj e London, e si interessa sempre di più al tema delle differenze di classe. A vent’anni entra nella polizia birmana, esperienza che acuisce il suo odio per l’imperialismo. Tornato in Europa, tra Parigi e Londra, si dedica al giornalismo in qualità di recensore ed esplora i quartieri bassi per vedere da vicino la povertà profonda. Nel frattempo colleziona i rifiuti delle case editrici cui ha mandato i suoi romanzi, finché Gollancz non gli pubblica Senza un soldo a Parigi e Londra ed Eric, “per non creare imbarazzi alla famiglia”, sceglie lo pseudonimo con il quale diventerà famoso: George Orwell. Conosce la futura moglie Eileen O’Shaughnessy, con la quale per un periodo gestisce un negozietto in cui vende uova fresche, latte di capra e strisce di liquirizia. Nel 1936 prende parte alla guerra civile spagnola a fianco del Partito Operaio, ma dopo un anno, ferito gravemente alla gola da un cecchino franchista, fa il suo ritorno in Inghilterra. Comincia a scrivere La fattoria degli animali per manifestare la sua opposizione al regime stalinista. Nel 1944 adotta un bambino, ma già l’anno dopo Eileen muore durante un intervento chirurgico: Orwell seguirà la moglie cinque anni dopo, logorato dalla tubercolosi, dopo aver già messo un punto al romanzo che lo consacrerà, 1984

Orwell, scritto da Pierre Christin e disegnato da Sébastien Verdier, è una gioia per gli occhi: il tratto di Verdier è sicuro e coerente, dettagliato e capace di scorci realistici quanto suggestivi, e in generale la composizione denota grande equilibrio e non tradisce mai un ritmo narrativo regolare e implacabile. Ma, per quanto apprezzabile possa risultare il lavoro di documentazione realizzato attraverso la biografia di Crick, la succitata implacabilità si trasforma di tanto in tanto in un punto debole: nell’intento di ripercorrere tutte le tappe principali della vita dello scrittore britannico, Christin finisce per dare lo stesso peso a tutti gli eventi. Non è concesso spazio alla speculazione, ci si attiene ai dati storici, e se i dialoghi appaiono verosimili e cesellati, l’assenza di sbavature finisce per depotenziare l’espressività. Si tratta di un risultato perseguito: Christin, classe 1938, già autore di Valérian and Laureline e di altre opere di successo, è un veterano del fumetto, sa cosa vuole e come ottenerlo, e se opta per una strada poco romanzata lo fa per attenersi a una certa idea di realismo. Ma se nelle tavole di un Enki Bilal una certa rigidità è parte integrante delle caratterizzazioni e delle atmosfere, nel territorio del biopic lo stesso approccio rischia di rendere il tutto un po’ compilativo, quasi si volesse privare il lettore di qualsiasi coinvolgimento facile: per dirne due, il ferimento durante la Guerra Spagnola, che avrebbe potuto dar vita a una sequenza appassionante, è tutto riassunto in una pur splendida tavola dell’ospite Blutch, mentre la morte di Eileen è ridotta a una sola vignetta, per altro non edificante: “Durante una sua assenza, Eileen è morta in seguito a un’operazione e Orwell, smarrito, propone a tutte le donne che incontra nei salotti londinesi di sposarlo”. Restio alla drammatizzazione, Orwell si pone altri obiettivi, tra cui la robustezza formale e l’esaustività, e in tal senso risulta perfetto per chi conosce Orwell soltanto attraverso le opere o bazzica poco il mondo delle nuvole parlanti. Sempre sul piano visivo, va segnalato che le tavole di Verdier sono di rado impreziosite dai colori di Ravon, e che, oltre ai già citati Blutch e Bilal, appaiono come ospiti Juillard, Balez, Larcenet e Guarnido, a ognuno dei quali è riservata la rappresentazione di un estratto di una diversa opera di Orwell.



0

Fai una donazione!

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER