Raffaello

Raffaello

È in Via Santa Margherita che nasce Raffaello, a pochi passi dal Palazzo Ducale di Urbino. La corte dei Montefeltro è un centro artistico raffinatissimo, così non stupisce che il ragazzo, ancora molto giovane, si faccia apprezzare e ben volere per le sue belle maniere e per il talento che dimostra precocissimo. Nella fiorente bottega del padre Giovanni Santi, Raffaello impara i rudimenti del mestiere d’artista, il disegno e le principali tecniche della pittura, mentre nelle sale del Palazzo Ducale ha modo di studiare le opere dei grandi artisti del Quattrocento. Rimasto presto orfano - prima della madre, poi del padre - all’età di soli undici anni si ritrova solo e si rifugia nel grande Palazzo, in particolare nello studiolo del Duca Federico da Montefeltro, dove può eseguire disegni e schizzi delle opere dal vero. Ha un talento straordinario, incoraggiato dal Perugino presso il quale svolge una specie di apprendistato, o più probabilmente una frequentazione tale da studiarne le opere: già a sedici anni arrivano le prime commissioni indipendenti. Ma saranno i viaggi, a Firenze e a Roma, a metterlo in contatto con Leonardo e Michelangelo e a fornirgli strumenti e idee per la sua rivoluzionaria “maniera”, quella che poi sarà imitata per tutto il corso del Cinquecento e fino all’inizio del secolo successivo...

Prendete la vita di uno dei più celebri maestri dell’arte del Rinascimento, un illustratore (pittore e scultore) contemporaneo e una storica dell’arte, date loro carta bianca, diciamo centocinquanta pagine, e sedetevi comodi. Quella che state sfogliando è una godibilissima biografia illustrata di Raffaello, e non importa se lo conoscete già, se sapete nominare a memoria – davvero? - tutti i filosofi che compaiono negli affreschi delle Stanze Vaticane, se la Fornarina, sì, è probabile che Raffaello non la incontrasse per comprare il pane, non importa insomma se la storia è nota: quando ci viene raccontata così bene, la ascoltiamo ancora una volta. E teniamo il segno a ogni immagine. Non è facile riprodurre in illustrazione le opere iconiche di un grandissimo della storia dell’arte. Non è facile e rischia di creare un disorientamento, un gioco di specchi: il disegno di un dipinto, che a sua volta imita la realtà, per di più una realtà lontanissima da noi, non più recuperabile se non attraverso queste stesse immagini. Ernesto Anderle ci riesce così bene che la fatica è non solo schivata, è trasformata in leggerezza: provate a trovare il suo pettirosso Roby che vola tra le tavole! Piacerà a giovani e meno giovani, artisti e meno artisti, liocorni e pettirossi.



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