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Shenzhen

Dicembre 1997. Guy viene inviato in Cina per coordinare il lavoro di uno studio di animazione cinese che sta lavorando ad alcune serie tv a cartoni canadesi. Dopo 8 mesi, il collega che lo ha preceduto non ne può più: avverte Guy che il livello degli animatori è disastroso, che il lavoro procede a rilento, che le inquadrature devono essere ritoccate due o tre volte, bla bla bla. La stanza d’albergo in cui Guy alloggerà nei successivi tre mesi è uguale a tutte le altre dei grandi hotel cinesi: due letti divisi da un comodino dotato di una pulsantiera per le luci, un thermos di acqua calda. Shenzhen è “una città moderna alla periferia di Hong Kong, (…) niente bar né università, (…) gli stranieri sono una rarità”, la gente ti fissa a bocca aperta per la strada, non c’è quasi niente da fare. Saranno proprio tre mesi lunghissimi…
La riedizione per Rizzoli Lizard dell’opera omnia del cartoonist e disegnatore canadese Guy Delisle prosegue con questo Shenzhen, che nel 2000 inaugurò la memorabile tetralogia di reportage a fumetti che lo ha reso celebre in tutto il mondo. Protagonista è la surreale Cina dei professionisti stranieri che vengono inviati dalle aziende per supervisionare commesse affidate a maestranze locali, una realtà molto diffusa, un’esperienza di viaggio e di vita dalle caratteristiche assolutamente peculiari. Si fanno orari d’ufficio (quindi c’è pochissimo tempo per visite turistiche o spostamenti, tranne che nei solitari weekend), si ha un interprete quasi sempre appiccicato addosso, si vive di piccoli rituali, di noia, di giornate tutte uguali. La solitudine e l’immersione in un ambiente lavorativo contribuisce a creare uno shock culturale inquietante ma spassoso: Delisle è impareggiabile nel descrivere gli sforzi grotteschi dei colleghi cinesi che facevano di tutto per farlo sentire a suo agio (memorabile il racconto della notte di Natale) e nel raccontarci una quotidianità lontanissima dalla nostra, aliena e persino un po’ spaventosa.