Va tutto bene

Quanto è difficile portare avanti i propri sogni? Qualcuno trova un compromesso, accetta contratti assurdi e lavori part-time per vedere, in un futuro imprecisato, realizzate le proprie idee e la propria ambizione. Qualcuno invece non ce la fa, e chissà se ce la farà mai. Come Sara, che non ha mai portato a termine nessuno dei suoi progetti. E anche la sua nuova idea, l’ultima tra le tante che butta giù nel suo minuscolo monolocale, sembra senza speranza, destinata a fallire come le precedenti. Stavolta vuole aprire un negozio – non proprio un negozio: come dice Stefano, prima o poi i negozi diventeranno obsoleti; tutti gli acquisti si fanno ormai su internet e in futuro si uscirà da casa per trovare quel che serve direttamente in città, la città diventerà la nuova “casa”. Lo spazio pensato dalla ragazza sarà, insomma, un luogo ogni giorno diverso, cambierà grazie alle persone che entreranno e in base a cosa queste faranno. Non venderà un prodotto, Sara, bensì un’esperienza. Ma la macchina del caffè da 15.000 euro non è uno scherzo, e anche se Eva sembra entusiasta dell’idea di Sara, a Daniel sembra che l’amica stia andando completamente fuori di testa. Salta ostinata da un progetto all’altro, non finisce mai nulla, non riesce. Eppure si comporta come se andasse tutto bene. Come se non fosse già abbastanza difficile per tutti…

Va tutto bene. Quella frase fatta e vaga che rispondiamo a chi ci chiede come va, che spesso e volentieri non risponde neanche lontanamente alla realtà dei fatti. Soprattutto per quella generazione di ventenni/trentenni di oggi in cerca del proprio posto nel mondo, che Alberto Madrigal, nato in Spagna e residente a Berlino, illustratore e autore dal 2013 con l’opera prima Un lavoro vero, decide di ritrarre in questo suo bellissimo lavoro, descrivendo la quotidianità di un gruppo di amici. Sara, Eva, Daniel, Stefano sono la generazione del compromesso doloroso tra necessità e aspirazioni, del dubbio e del rischio, della disillusione, del continuo reinventarsi. Il “lavoro dei sogni”, una casa o una famiglia diventano una chimera e dunque bisogna pazientare, aspettare, ridimensionare fin quasi a convincersi del fatto che i propri sogni siano sbagliati. Che in noi ci sia qualcosa di sbagliato. C’è chi si affanna, chi si nasconde dietro l’ironia, chi spera nonostante tutto e insiste per non crollare. Chi crolla, infine, per poi rialzarsi. Un ritratto intenso e fedele, non tragico ma velato di una malinconia descritta perfettamente dal tratto essenziale ed espressivo di Madrigal, tra chiacchiere leggere e silenzi pesanti, sguardi sfuggenti inframezzati dagli scorci di una Berlino sempre amata e protagonista delle pagine migliori dell’autore (come in Berlino 2.0), che sembrano dialogare col mondo interiore dei protagonisti e mostrano la vita che scorre, nonostante tutto. Un lavoro da non perdere, impreziosito da una suggestiva tavolozza di colori tenui – Madrigal è noto per l’abilità nell’uso dei colori e ha spesso collaborato, tra l’altro, con diversi autori per realizzare delle splendide variant cover: ricordiamo il “tramonto apocalittico” che campeggia sulla copertina di Macerie Prime di Zerocalcare – e dalla delicatezza di chi, di tutto ciò, pare aver colto le radici profonde e, forse, quella scintilla di speranza che molti stentano a intravedere.



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