Per Amitav Ghosh fino al 2004 la Cina era un buco nero sull’atlante. Nato e cresciuto a Calcutta, nel Bengala Occidentale, sebbene ai confini con la Cina non ha mai avuto il desiderio di conoscerne la storia, la geografia o la cultura. Durante lo studio preparatorio per Mare di papaveri molte sue lacune vengono colmate, alcune idee preconcette cadono e quella barriera di diffidenza verso la Cina si dissolve. Si è fatta avanti una nuova consapevolezza su come il mondo viene percepito o fatto percepire. La guerra del 1962 tra India e Cina ha lasciato tracce profonde nell’animo del popolo di confine. Paura e diffidenza, risentimento e ostilità hanno accompagnato buona parte della vita dell’autore. Dalla fine del Settecento molti cinesi si stabiliscono a Calcutta, prosperando negli affari e inserendosi pacificamente nella comunità. Eppure, dopo la fine della guerra del 1962 il governo indiano promulga una legge che prevede “l’arresto e la detenzione di qualunque persona sospettata di essere ostile”. Migliaia di cinesi vengono costretti a lasciare l’India o vengono rinchiusi per anni in campi di internamento. Le conseguenze per la città di Calcutta sono pesantissime. Economia azzerata e popolazione dimezzata. Nel subcontinente indiano la presenza dell’Occidente occupa tanto spazio, occultando gli altri paesi e lo fa in ogni ambito: lingua, sport, abbigliamento, arte, suppellettili. Mai l’autore si sarebbe però immaginato che gli oggetti di uso quotidiano o parole della sua lingua provenissero dalla Cina, a partire dal rituale del tè. Seguendo la filiera produttiva della Camellia sinensis e del Papaver somniferum Ghosh illustra i forti legami che ci sono stati e ci sono tra India, Cina, Occidente e Stati Uniti…

Amitav Ghosh è uno scrittore, giornalista e antropologo indiano di fama internazionale. Le sue numerose opere spaziano tra narrativa e saggistica, esplorando temi complessi come il postcolonialismo, l’identità culturale e il cambiamento climatico. Cresciuto in diversi paesi, seguendo la carriera diplomatica del padre, ha vissuto in Bangladesh, Sri Lanka, Iran e India, acquisendo una prospettiva globale. La formazione antropologica influenza molto la sua scrittura, caratterizzata da un’assoluta chiarezza e da una profonda attenzione ai dettagli culturali e storici. Fumo e ceneri. Il viaggio di uno scrittore nelle storie nascoste dell’oppio rappresenta la summa della sua lunga ricerca fatta per i romanzi precedenti e qui presentata ai lettori in veste di saggio vero e proprio. Ricco e accurato è l’apparato delle note, che favoriscono l’approfondimento. Amitav Ghosh racconta il ruolo dell’oppio nelle relazioni economiche fra Gran Bretagna, India e Cina a partire dal periodo coloniale e le tante bugie che si sono raccontate per nasconderne gli effetti nefasti. Il “Dipartimento dell’oppio” della Compagnia delle Indie Orientali fu fondato nel 1799 per supervisionare tutti gli aspetti della produzione di oppio: coltivazione, trasformazione industriale e vendita. Costringendo, quasi in condizioni di schiavitù, più di un milione di famiglie contadine del Bengala orientale a piantare una monocoltura di papavero bianco. Un indicatore della portata di questo commercio è il numero di autori famosi che compaiono nelle pagine di Ghosh. Ci sono: Orwell, nato nel Bihar, dove suo padre era un vice agente del Dipartimento dell’oppio, Kipling avvistato mentre visitava una fabbrica, Dickens favorevole al commercio dell’oppio e Tagore che era contrario. Il possesso di oppio fu criminalizzato in Gran Bretagna nel 1920. In ogni caso, fino al 1934-35, poco prima del secondo conflitto mondiale, l’oppio e l’impero britannico sono andati a braccetto. L’oppio è stato fondamentale per la nascita di grandi aziende globali e per la fortuna di influenti famiglie americane. Ghosh spiega le origini del moderno commercio dell’oppio e ne traccia le continuità nel corso del XX e XXI secolo, anche attraverso la famiglia Sackler proprietaria della Purdue Pharma e l’epidemia americana di oppioidi generata dall’OxyContin, citando anche Patrick Radden Keefe con il suo L’impero del dolore. La storia segreta della dinastia Sackler. Infatti, Ghosh traccia sorprendenti parallelismi tra il commercio coloniale di oppio e la crisi degli oppioidi in America. Ciò che accadde alla Cina nel XIX secolo, affligge oggi il mondo occidentale, in particolar modo gli Stati Uniti. Non va dimenticato che in questo mercato ad affiancare il capitalismo spesso c’è la malavita. Amitav Ghosh ha scritto un libro che è un’affascinante ricerca sulla crudeltà, l’avidità dei colonizzatori e la tragedia dei colonizzati.