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Fumo negli occhi

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Al numero 100 di Wardour Street, a Londra, in un palazzo antico ma ben conservato, c’è un negozio senza insegna, discreto, ma la frequentazione dei clienti è continua e costante nel tempo. Federico ha imparato a riconoscere i clienti e i loro gusti. Il profumo e il fumo dei sigari riempie le stanze. Ci sono rituali precisi da seguire, non si può scrollare la cenere come con una sigaretta! Ogni momento della vita ha il suo sigaro giusto: per esempio un Hoyo de Monterrey è perfetto se si ha poco tempo e si è a stomaco vuoto, leggero e piuttosto dolciastro, ma con tonalità complesse. Federico osserva, attraverso la grande vetrina del negozio, la vita che scorre fuori, come un film muto. Nell’appartamento in cima alla prima rampa di scale ci vive una coppia: Guy, chitarrista rock di un certo successo negli anni Novanta, e Bianca, ballerina di burlesque, sorprendentemente timida. Guy non può fumare in casa così ogni mattina esce sul marciapiede al freddo per una sigaretta. Federico spesso è in grado di capire chi sta per entrare, solo dal modo in cui si apre la porta. Il Capitano Damon Hurst, quando entra dà all’infisso un’oscillazione ampia, secca, bloccandola subito, entra nello stanzino e apre il suo armadietto pieno di scatole di Partagas D4, osserva le date di produzione e sceglie quale fumare. Il capitano Damon non si lascia andare a confidenze, non sorride, anche se ogni tanto racconta episodi in maniera scherzosa riprende subito il controllo, si dice che…

Fumo negli occhi è il racconto in prima persona di un giovane, Federico, che, trasferitosi a Londra, trova lavoro in un club di fumatori di sigari. In quell’ambiente frequentato da singolari personaggi dell’alta società, prendono vita situazioni surreali, che si mescolano a intrighi internazionali, tragedie, scandali. La storia tragicomica è realizzata con una sorta di quadri narrativi interconnessi, all’interno dei quali troviamo protagonisti diversi, bizzarri e originali, osservati e descritti dallo sguardo acuto e fantasioso di Federico. Alberto Benza ha inserito a piè di pagina alcune note per dare indicazioni su molti dei tantissimi riferimenti al mondo della musica, dello sport, della letteratura, per offrire traduzioni e spiegazioni dei termini slang usati nel racconto. Leggendo si ha l’impressione di essere seduti in un bar e, tra un Bacardi&Cola e un “whisky e non whiskey”, ascoltare dalla viva voce del protagonista, un chancer, il resoconto delle “esperienze e racconti unici” che hanno ispirato il romanzo. Non esiste possibilità di entrare in empatia con i personaggi, è un lungo monologo fatto per colpire sia per le conoscenze culturali dimostrate, che per la capacità di raccontare fatti tragici con un velo di comicità e viceversa. Tuttavia il lettore non ha mai l’impressione di essere un interlocutore, il destinatario di un messaggio, ma semplicemente un ricevente.