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Fuorilegge

Fuorilegge

Wyoming, anno del Signore 1894. La diciottenne Ada ha ben chiaro il suo ruolo in quanto donna: concepire figli “per il bambino Gesù”. Perché il bambino Gesù – così le hanno insegnato – ha mandato la Grande Influenza per purificare il mondo, lasciando ai superstiti il dovere di essere fertili e ripopolare la Terra secondo il Suo volere. Eppure, sebbene giaccia regolarmente con il marito da un anno, Ada non riesce a rimanere incinta. È la figlia maggiore della levatrice del paese e sin da piccola ha assistito la madre durante travagli e parti. Conosce bene le procedure e sa come prendersi cura di un neonato – a soli dieci anni è stata costretta ad occuparsi di sua sorella Bee, dopo che Mama si era messa a letto e non si era alzata per un anno intero. Non si preoccupa più di tanto per il tempo che passa, sa che per concepire possono volerci mesi. Ma è necessario che arrivi al più presto un erede. In caso contrario, il paese potrebbe additarla come strega – una donna sterile, pronta ad infettare le altre con la sua malattia. Mama le consiglia di giacere con un altro uomo – il più delle volte, le rivela, l’infertilità è un problema dei mariti –, ma una parola di troppo scambiata con le amiche di sempre costerà alla giovane Ada l’accusa di tradimento e l’allontanamento dalla casa del marito. Il paese inizia a sussurrare alle sue spalle per i troppi bambini persi in pochi giorni e, quando persino lo sceriffo Branch si presenta alla loro porta, Mama decide di mandare Ada in un luogo sicuro...

Difficile non pensare, almeno in prima battuta, alle premesse dell’atwoodiano Racconto dell’Ancella – una religione pervasiva, la preziosa capacità di generare figli, la persecuzione di chi non può averne. Spunti che però, in questo Fuorilegge (Outlawed), nuovo romanzo della scrittrice e giornalista statunitense Anna North – già nota al grande pubblico grazie al successo di Vita e Morte di Sophie Stark (2015) –, prendono una direzione differente. Ci troviamo difatti in un passato alternativo, un’America di fine Ottocento piegata da un’epidemia di influenza. Ada, centro del romanzo e narratrice degli eventi, non può avere figli e, mentre lei e Mama – che l’ha educata alla professione di levatrice e al sapere scientifico, pur molto limitato all’epoca – desiderano approfondire la biologia dell’infertilità e comprenderne il reale funzionamento, la cittadina di Fairchild pretende un colpevole per la “maledizione” che sembra aver colpito la comunità. Nell’impossibilità di concedere alternative al credo imperante (“Quando qualcuno crede in qualcosa”, dirà Mama, “non è una cosa che puoi cancellare. Devi dare loro qualcos’altro in cui credere”), Ada sarà costretta a diventare una fuorilegge per cercare la libertà, il diritto di vivere secondo la propria natura, la conoscenza. Il romanzo ben dialoga con la questione di genere attraverso la realtà tutta al femminile di Hole in the Wall (un passo realmente esistente situato nelle Big Horn Mountain, nel nord del Wyoming, che nel diciannovesimo secolo fu rifugio dell’omonima banda) in cui Ada/Adam troverà rifugio. Una realtà che si proietta grazie a Kid – carismatica guida della piccola comunità – in un progetto ben più ampio, “una nazione di diseredati, nella quale non saremmo state donne sterili ma re”. Un mondo in cui non esistano più differenze di genere, non vi sia più paura né persecuzione. Un’utopia, forse, ma un obiettivo per cui vale sempre la pena lottare sino al sacrificio di sé. Suggestiva l’ambientazione del romanzo, che sottintende, come dichiarato dalla stessa autrice in diverse interviste, una buona mole di letture e studio sul territorio, sui miti del West, sui progressi della scienza medica di fine Ottocento. Una storia forse meno “rocambolesca” di quanto la quarta di copertina vada a suggerire. Di certo lo scenario western – tra inseguimenti e rapine, cowboys e sceriffi – si fa originale cornice per discutere di disparità di genere, sanità mentale, maternità, fede, libertà, lotta all’ingiustizia e alla discriminazione. Tematiche che la North, attualmente “reporter di genere” per la rivista “Vox”, da anni si impegna a portare alla luce delle cronache. I diritti del romanzo sono stati acquisiti dalla casa di produzione dell’attrice Amy Adams che ne trarrà presto una serie tv.