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Generazione Putin - Pagine dal 24 febbraio

Generazione Putin - Pagine dal 24 febbraio

Il 24/02/2022 è senza dubbio una data spartiacque. C’è un mondo prima e un mondo dopo quella data. La scellerata scelta della guerra compiuta dalla Federazione russa contro l’Ucraina sembra avere il potenziale di cambiare non solo le sorti di quella regione, ma sicuramente anche dell’Europa e forse anche del mondo intero. Tutti noi siamo rimasti attoniti e disgustati dal riproporsi di scene di guerra “alle porte di casa”, al margine orientale di un’Europa che ama immaginarsi come un’oasi di pace e di civiltà in un modo altrove sempre irrequieto. Ma è difficile immaginare quanto quella scelta abbia lasciato attonito e affranto chi alla Russia e alla sua cultura ha dedicato una vita, anni di studio, di relazioni, di ricerche, di affetti per luoghi, simboli e persone. Chi in una vita di viaggi e scambi si era abituato a considerare la Russia una seconda casa, per qualche aspetto forse anche una patria elettiva, una casa del cuore. Dentro lo stordimento dei russisti italiani ci porta questo agile volumetto. E se in molte pagine prorompono la rabbia, la tristezza, il dolore per una scelta che immediatamente innalza un muro fra Russia e Italia, nella stragrande maggioranza degli interventi che questo libro raccoglie prevale l’incapacità di trovare le parole. La guerra lascia senza parole. Facile sarebbe utilizzare l’adusta metafora e dire che il suono delle armi tacita quello del dialogo, del senso, della logica, dell’umanità. Ma in effetti è proprio così: l’esplosione del conflitto toglie le parole, costringe ad andarle a cercare più a fondo. Oppure ad aggrapparsi alle parole degli altri, di chi è venuto prima: citare chi ha già saputo aprire una crepa nel buio orrido della guerra, tradurre e farsi ponte di parole incomprensibili, parole russe. Ché la parola è poi, in fin dei conti, della guerra l’unico antidoto, come indica il bell’intervento di Giulia Marcucci, centrato sul valore della traduzione - un processo che dà senso a parole che per noi non ne hanno - come antitesi della guerra, pratica di pace, unico attraversamento possibile della selva oscura dell’incomprensione che conduce all’inferno del conflitto…

Sono sedici gli interventi di russisti e russiste raccolti da Simone Guagnelli per questo volumetto di Stilo Editrice, editore barese che alla Russia dedica un’intera collana, Pagine di Russia, collegata all’omonimo Festival organizzato, sempre a Bari, in collaborazione con l’Università. Dentro la vita di tutti noi, certo, ma soprattutto dentro la vita di queste persone, il 24 febbraio rimarrà una data con cui fare i conti per sempre, una data in cui è deflagrato un campo di relazioni, di rapporti, di conoscenze, di percorsi di ricerca. È dentro ognuno di questi singoli percorsi che gli interventi ci conducono, raccontando la genesi di una passione per quel paese e la sua cultura, l’osservazione di come negli ultimi venti anni tutto sia cambiato, di come un uomo solo abbia imposto, molto più nel male che nel bene, il proprio nome a una generazione. Domina, si diceva, la difficoltà nel trovare le parole da dire: “Da quella mattina, da quel giovedì di febbraio non ho più trovato le parole”, dice Bianca Sulpasso. “Da giorni cerco parole mie per dire il mondo che mi è successo in queste settimane”, stavolta Stefano Aloe. “Ho perso le parole…”, si aggiunge Donatella di Leo. “Finora sono stato in silenzio”, ancora Andrea Gullotta. Ma prorompe anche la necessità di trovarle quelle parole, per distanziarsi, per testimoniare, per fugare semplificazioni eccessive e facili retoriche contrapposte. Per spiegare - e chi meglio di loro - che la Russia è anche altro; che insieme al dispotismo ha in sé degli anticorpi culturali che vanno valorizzati e protetti. Numerosi sono, in questi interventi, i riferimenti all’Associazione Memorial. Un libro di testimonianze e di racconti personali. Una riflessione etica interna al mondo della russologia e della slavistica italiana. Per i non addetti ai lavori, un libro da cui prendere appunti (scrittori, artisti, attivisti) e un elenco di nomi di ricercatori da leggere e seguire per comprendere meglio il complesso intreccio del nostro vicino nord-orientale.