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Generi alimentari – Cibo, donne e nuovi immaginari

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Il cibo e, più in generale, la cucina tendono spesso a essere associati a dei preconcetti, a una tradizione fortemente patriarcale e semplicistica. È proprio per questo che, storicamente, le donne sono sempre state legate a questo mondo, checché ne volessero far parte o meno. La figura della donna-massaia, della figura femminile irrimediabilmente incatenata al dover sfornare figli e pietanze, il cui unico compito in quanto donna debba essere sfamare tutta la famiglia si trascina da tempo immemore ed è radicato ancora oggi. Ma se ci fosse di più? Se davvero la cucina è “roba da donne”, perché accendendo la televisione si vedono solo chef uomini? E il cibo può diventare una forma di arte, di lotta e, perché no, di femminismo? Queste sono solo alcune delle domande che si sono poste le due curatrici di questo saggio focalizzato sul rapporto che esiste tra donne e cibo, approfondendo un mondo che solitamente viene visto solo superficialmente, mediante stereotipi ormai stantii. Se ne parla mediante testimonianze e scritti di diverso tipo, che affrontano questi due argomenti in maniera trasversale, tramite la loro rappresentazione in serie tv di culto (come la celeberrima Orange is the new black) o libri di narrativa contemporanea, ma non solo. Il cibo e l’universo femminile vengono affrontati anche in maniera profondamente personale, tramite esperienze di vita vissuta e ricordi legati a tavolate, piatti preferiti e preparazioni più o meno complesse. Un racconto completo, nonostante la brevità del saggio, che cerca di andare oltre i soliti dogmi legati a questo tema…

Il lavoro che si cela dietro questo volumetto è enorme, perché fa notare al lettore come il cibo sia onnipresente non solo nella vita che conduciamo quotidianamente, ma anche nei vari mondi di finzione in cui immergiamo nel nostro tempo libero. In serie come OITNB, il cibo è un motivo di contendere, perché è sinonimo di potere sulle altre detenute, tanto che ne nasce una faida. Nel romanzo Le assaggiatrici, il cibo è al contempo una fonte di guadagno e una potenziale arma letale, dato che la protagonista racconta il suo lavoro di assaggiatrice per conto di Adolf Hitler. La bellezza di questo libro è che riesce, in poche pagine, a far vacillare l’associazione tra il cibo e l’energia, l’amore, le donne e la casa. Le curatrici fanno notare al lettore mille sfaccettature più o meno intime e positive, che vanno dalla lotta femminista al ricordo che un piatto può risvegliare un noi. Si parla di cibo in termini di veganesimo, di allevamenti intensivi, ma anche della percezione che ne ha ognuno di noi. C’è però un neo che rende la lettura un po’ difficoltosa, nonostante tutto: si è voluto dire troppo in troppe poche pagine. La sensazione che ne risulta è quella di un’esperienza di lettura altalenante, che alterna passaggi godibili, poiché concentrati su un unico macro-tema, a parti infarcite di riferimenti, che rallentano nettamente la lettura.