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Gente di mare

Gente di mare

Una piccola città di pescatori. Si attraversano interi specchi d’acqua, prima di iniziare a vedere il bellissimo appezzamento di terra e gli alberi. Gli abitanti sono molto accoglienti. I pescatori sono raccolti sui gradini del molo, intenti a rattoppare le vecchie reti. Certo, è gente dal carattere isolano: da una parte l’accoglienza e dal (ci dovrebbe essere)l’altra qualche fievole critica, nata dall’attenta osservazione dell’abbigliamento di chi sbarca. Altrettanto fanno quelli che sono intenti a riparare una vela. Sono tante le barche che affollano il canale, tanti i giovani che passeggiano allegri e abbracciati. I marinai hanno lo sguardo innamorato o di chi cerca amore. Le donne sembrano create e nate per loro; le giovani allegre e spensierate si vestono di noia una volta entrate in casa. Accendono le luci appese alle pareti, spegnendo quelle dell’anima. Allora, improvvisamente decidono che così non va bene, che devono seguire la fiamma del cuore e scappano via. Altre, invece, si impegnano nella lavorazione dei merletti e delle stoffe. Le vecchiette cercano di capire cosa succede attraverso le fenditure delle persiane, mentre i bimbi sporchi di terra, giocano felici. I vecchi hanno gli occhi lucidi e sono appoggiati al muro, che sembrano sostenere con la loro flebile forza. Il maestrale imperversa, la terra è illuminata dal sole del primo mattino, le case sono piene di finestre e sembrano splendere di luce propria. Nel frattempo, i pescatori partono alla ricerca del pesce turchino. Ora di sera, rientrano con le casse colme, che vengono svuotate in altre casse, attirando la curiosità dei viandanti e soprattutto quella degli scaricatori. Questo è il frutto del lavoro dei pescatori che battono la zona più vicina al litorale. Ci sono poi gli altri, quelli che si spostano andando lontano, in posti come la Dalmazia, l’Istria o la Morlacchia. Sono gran lavoratori questi uomini. Rientrano a casa dopo diversi mesi: alcuni a Natale, altri a Pasqua. Non tornano mai a mani vuote; che sia inverno o che sia estate, che ci sia il gelo o il solleone, il mare dona sempre il giusto pane. Non appena una di queste barche spunta all’orizzonte per fare rientro, un vecchio marinaio va a bussare a casa delle loro famiglie per avvertirle. Così, si assiste a una delle più belle e commoventi scene: le donne che corrono felici verso il molo, con in braccio i bimbi nati da poco. Si scambiano sorrisi e parole ancora prima che il veliero attracchi: subito dopo è un tripudio di amore e abbracci…

Questo Gente di mare è la ricostruzione particolareggiata del viaggio compiuto da Giovanni Comisso nel 1922, precisamente in estate, lungo le coste dell’Adriatico, a bordo di un veliero. La prima pubblicazione, che risale al 1929, si è aggiudicata il Premio Bagutta. È un attento osservatore, Comisso: si sofferma sui movimenti, le emozioni e la vita quotidiana dei pescatori. Riesce a trovare le parole per descrivere i rumori che caratterizzano le zone di mare, il vociare delle venditrici e le risate degli uomini radunati al bar, dove spesso si fermano per la compagnia e per bere qualcosa. Tutto diventa tangibile attraverso le sue parole: il senso di libertà, i personaggi, la terra, il mare, i velieri, le urla dei ragazzi. Ogni elemento inserito nella narrazione ha motivo di essere e soprattutto, assume una valenza descrittiva, a specchio della penna altamente evocativa dello scrittore trevigiano. Siamo nel cuore della vita chioggiotta, fatta di sacrifici e tanto amore. “Disegna” con grande dovizia di particolari Comisso, evidenziando le emozioni e i movimenti dei pescatori stessi. Paragona a una danza lenta e triste, l’atto di tirare le reti in barca e all’allegria più chiassosa la cena consumata tutti insieme. Non trascura le sensazioni negative, come la malinconia che affligge l’animo di questi uomini, che spesso, lontani dagli affetti, si sentono soli. È lodevole la sua capacità di profilare il sentire delle persone di fronte alle immagini e alle bellezze, che la natura dona loro. La scrittura di Comisso non è semplice; sicuramente di spessore, è, però, dotata di quella scorrevolezza, che rende la lettura accessibile ai più, soprattutto a coloro che amano sentire i profumi dei posti narrati e a chi vuole essere parte integrante del racconto e non spettatore. La forma stilistica tende ad abbracciare sia il lirismo fatto di sentimento, emotività e tocco personale, che le caratteristiche del diario di bordo, scandendo i tempi e gli avvenimenti. Quando Giovanni Comisso scrive Gente di mare è poco meno che trentenne, ma porta con sé un grande bagaglio di vita, in quanto legionario dell’impresa fiumana. Una maturità che si scorge facilmente nei suoi scritti. È molto interessante, in quest’ultima edizione, la prefazione di Paolo Di Paolo e sicuramente, altrettanto interessante è l’Avvertenza dell’autore. Comisso ci tiene a precisare di suo pugno che la prima edizione di Gente di mare appare nel 1929, grazie agli editori milanesi Fratelli Treves. Nel 1953 il volume conosce una ristampa con le Edizioni di Treviso, con un titolo differente: Al vento dell’Adriatico. Nel 1959 è Longanesi a ristamparlo, intitolandolo Il porto dell’amore. Questa nota di Comisso risale al 1966. Il libro rimane un racconto delicato, cadenzato da ritmi predefiniti, piacevole e avvolto da un alone di magia. A oggi è considerata l’opera di maggiore successo di Comisso.