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Georgia O’Keeffe - Amazzone dell’arte moderna

Georgia O’Keeffe - Amazzone dell’arte moderna

“Sfuma i confini, così, muovi tutto il braccio, non solo la mano. Sfuma i confini. Ecco, ora niente è più definito.” Le campiture di colore sfumano in toni e cromie differenti, sino al bianco che è la summa cromatica per eccellenza... Anni Quaranta. Un teschio di animale giace solitario sulla candida sabbia del deserto. Delle mosche vi turbano sonoramente attorno. L’inquadratura si avvicina sempre più, sino all’incavo del globo oculare dal quale si scorge l’hacienda di Abiquiún, nei pressi del Ghost Ranch, nel deserto a nord-ovest di Santa Fe. Maria Chabot, scrittrice ancora in erba e custode delle tradizioni artistiche nativo americane e coloniali ispaniche, si è trasferita nella residenza della pittrice Georgia O’Keeffe e la aiuta nella gestione del ranch. Tra le mansioni, c’è anche quella di pregare le assistenti di non scappare via a causa del carattere scorbutico di Georgia. La ragazza che sta scappando è la terza assistente che se ne va nel giro di cinque mesi. Sopportare le angherie di questa vecchia donna bisbetica è davvero impossibile, sostiene la ragazza. “Non faccia così, la prego. Sono solo alcune eccentricità...” supplica Maria all’assistente in fuga, la quale risponde piccata che non sono semplici eccentricità: ha appena ricevuto un’ingiunzione dagli avvocati di Georgia perché ha rotto la caffettiera. Gli avvocati! Per una caffettiera da sette dollari! Spetterebbe a lei denunciarla per “eccessiva eccentricità.” Detto questo, la giovane donna lascia la residenza di gran lena. Maria raggiunge Georgia dentro casa. La pittrice sta lavorando a una tela. Maria la informa che sta diventando davvero difficile per lei gestire i lavori di ristrutturazione della hacienda e al contempo evitare che le assistenti scappino. Georgia risponde che chiamerà Doris, da New York. L’aiuterà lei con gli scatoloni delle foto, le tele da archiviare e l’affare del testamento di Stieglitz...

“Ho dipinto astrazioni quando nessuna donna lo aveva fatto. Ho dipinto città quando nessun uomo ci era ancora riuscito. Ho dipinto fiori quando mi han detto che dipingevo da uomo. Ho dipinto reliquie spettrali quando compravano solo i miei fiori. Ho dipinto bianco quando mi chiedevano colore. Ho dipinto deserto quando volevano vita.”Georgia O’Keeffe. Amazzone dell’arte moderna è un graphic novel incentrato sulla persona e sulla personalità della rivoluzionaria scultrice e pittrice statunitense, rappresentante dell’American Modernism, e celebre per le sue opere raffiguranti elementi naturali prospetticamente sperimentali e sempre circonfuse da atmosfere sospese. L’albo, opera di indiscutibile pregio, ripercorre la vita dell’artista a partire dagli anni Quaranta, anni in cui O’Keeffe decide di stabilirsi definitivamente nella proprietà nei pressi del Ghost Ranch, sempre più isolata e racchiusa in se stessa e nella sua arte. La narrazione ha un andamento molto cinematografico, e l’organizzazione delle tavole ricorda la dinamicità delle storyboard. Il piano temporale principale è inframmezzato da analessi, quindi da episodi di vita dell’artista che risalgono agli anni giovanili; i suoi studi presso il prestigioso Art Institute di Chicago negli anni Dieci del Novecento e l’incontro con il fotografo e gallerista Alfred Stieglitz che costituirà un importante punto di svolta nella vita personale e artistica di O’Keeffe. Particolarmente affascinanti sono le tavole “mute”, ovvero tavole prive di didascalie e dialoghi in cui la narrazione è affidata alla sapiente rielaborazione delle tele della pittrice che assumono toni metafisici e allo stesso tempo eloquenti, proiezioni del pensiero e del flusso di coscienza dell’artista. Da rimarcare l’intelligente introduzione del personaggio della Morte, che dialoga e si relaziona con Georgia O’Keeffe, e che per volto ha l’iconico teschio di ariete.