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Germania

Germania

Germania, ossia la vasta porzione di territorio che si estende dal Reno fino ai Carpazi, attraversata dal Danubio e dalla Vistola, deve il suo nome all’antica tribù dei Tungri detti “Germani” che per prima sconfisse e vi scacciò i Galli. In seguito, tutte le altre tribù vennero a poco a poco assimiliate in un’unica popolazione. In un popolo che poneva in grande considerazione le tecniche militari e i vincoli famigliari. Basti pensare che le spose portavano in dote al futuro marito delle armi, che le mogli assistevano ai combattimenti insieme con i bambini le cui urla strazianti unite ai vagiti dei figli servivano ad infondere maggior coraggio ai propri consorti. Ogni clan eleggeva il proprio Princeps e l’insieme di essi regolava, al cospetto di un’assemblea popolare, l’ordinamento politico di tutti. La caratteristica di anteporre l’interesse comune alla fama del singolo, la fedeltà agli dèi della tradizione pagana e ai vincoli famigliari alla lussuria e alla brama di potere, costituiscono attributi che contrastano con l’opinione dei Romani che perseveravano a nominarli Barbari. Tacito, invece, assume una posizione diversa da tutta la propaganda imperiale, ponendo in evidenza quei loro requisiti che a cui invece i Romani hanno voltato le spalle. Al punto da mettere in discussione il livello stesso di civiltà di cui essi si ergono a campioni, esaltando di contro i valori dei Germani. Ma è davvero reale l’affresco che lo storico romano compone sotto gli attoniti occhi del lettore dell’epoca, o è un espediente di cui si serve per porre sotto processo i costumi logorati della società romana?

Nell’anno 98, mentre Traiano si intrattiene in Germania per rafforzare i confini e tarda a rientrare a Roma per assumere l’investitura del potere imperiale, Tacito compone la presente monografia. Si tratta di una breve operetta, fondata su di una minuziosa informazione tratta da fonti storiche e geografiche, in cui l’autore si sofferma a descrivere, nella prima parte, le caratteristiche del Paese, aspetti, usi e costumi comuni delle varie popolazioni che lo abitano. Nella la seconda parte analizza, invece, in maniera più ordinata le varie genti e tribù germaniche. Vi sono altri storici romani che nel corso del I secolo dell’impero trattano l’argomento delle guerre contro i Germani. Ma rispetto ad essi, soltanto Tacito esce dall’impostazione conformistica e retorica del tema, con cui si limitano ad elencare le vittorie degli eserciti romani. i trionfi dei principi e dei generali. Egli, per primo si pone la domanda come mai, nonostante tali vittorie, la Germania non sia stata ancora conquistata e ritiene che la ragione dei molti trionfi bellici e del mancato assoggettamento a Roma vada individuato nella purezza dei costumi di quei barbari, nella loro vigoria fisica, nel loro coraggio, nel loro culto della virtù, nel rispetto del matrimonio, nella sobrietà, nella religiosità sincera, nell’assenza del lusso e delle ricchezze. Lo storico romano non cerca di ricostruire alcuna verità, ma imbastisce invece un violento e spietato atto d’accusa contro i mores imperiali. Tacito si rivela anche in questa breve operetta un giudice severo e un moralista implacabile che non fa sconti a nessuno. La sua è storiografia politica e la politica per gli antichi Romani non conosce altri canoni che quelli dell’etica. Lo evidenzia in maniera inoppugnabile l’illuminante saggio introduttivo di Sergio Audano che costituisce un libro nel libro.