1815. Il Generale Andrew Jackson, ormai consapevole di non poter battere l’esercito inglese con le sue forze e con le sue strategie, si rivolge a un corsaro, al pirata Jean Lafitte. Lafitte può insegnargli un po’ del suo mestiere e cambiare le sorti della guerra: in cambio, domanda soltanto una cosa. Domanda la grazia per sé e per i suoi uomini. E cosa insegna il pirata Lafitte al generale Jackson? Cose essenziali e decisive. Come trasportare carichi speciali e informazioni riservate senza lasciare traccia, ad esempio. Come muoversi nell’ombra. Come costruire un convoglio fantasma, un ghost fleet. Stacco. Duecento anni più tardi, sulle strade americane, Trace e Ward stanno guidando un camion; discutono di qualche problema famigliare, quando vengono contattati dal loro collega Walker. “Gli altri si sono fermati qualche centinaio di metri più indietro” – avverte. Subito accostano tutti. Non ci si può perdere un pezzo di convoglio per strada. Chiedono ai colleghi della Lince Due che problemi hanno. La risposta è un mitra che spunta da un finestrino, e poi una tremenda esplosione. “Ci sparano addosso! Assalitori non identificati! Usano le nostre stesse armi! Abbiamo bisogno di rinforzi immediati. Portateci via di qui!”. La radio non funziona, qualcuno o qualcosa blocca il segnale. Ward e Trace non sanno bene che fare: se rimangono là dove sono, corrono il rischio di essere massacrati. Devono andarsene, subito. Già, come? Lince è appena saltato in aria. Cercano di ripartire, evitando le mitragliate e cercando di non pensare a quel gigantesco lanciarazzi che s’intravede con sempre maggiore chiarezza. “Te lo ricordi come si guida?”, chiede Ward. “So quello che faccio”, risponde Trace. “Non ci stanno seguendo. Ci stanno tendendo una trappola”…

The Ghost Fleet, miniserie originariamente prevista in dodici numeri, pubblicata negli States da Dark Horse, venne sospesa all’ottava per via delle alterne fortune commerciali, tra 2014 e 2015; tre anni più tardi, complice la ben diversa accoglienza ricevuta dai fumetti scritti successivamente da Donny Cates e Daniel Warren Johnson, la graphic novel è stata ripubblicata completa e in volume dalla Image, col sottotitolo The Whole Goddamned Thing; due anni più tardi, a fine 2019, ecco l’edizione italiana che stiamo sfogliando. Filologicamente, è bene considerare un lavoro del genere una sorta di laboratorio sperimentale della creatività di Cates & Johnson, o poco più. Johnson aveva alle spalle soltanto un webcomic, Space Mullet. Come tutte le opere giovanili, questa presenta contraddizioni e limiti piuttosto rilevanti; a ciò si deve aggiungere l’impatto della decisione editoriale di tagliare la serie – è come se da un certo momento in avanti la trama accelerasse troppo, bruciando tutta una serie di passaggi. Siamo dalle parti di quei fumetti fondati su un culto per l’azione e per le reminiscenze degli anni Ottanta (la dedica a Kurt Russell parla da sola), con un epilogo allucinato. Caos romantico, pulp e splatter. E tuttavia, Cates continua a parlarne con entusiasmo: “Decisi che dovevo capire come diventare fumettista solo perché volevo scrivere questa storia. Questo volume ha un posto davvero speciale, nel mio cuore. È il motivo per cui sono qui”, spiega nella conversazione a due pubblicata in appendice. Qualche cenno sugli autori. Donny Cates, texano, classe 1984, in questi anni ha collaborato non soltanto con Dark Horse e Image Comics; nel mondo Marvel ha dedicato parecchia creatività ai Guardiani della Galassia, a Venom (suo amore d’infanzia) e a Dottor Strange. Dalle nostre parti, Saldapress ha tradotto due dei suoi lavori originali: Redneck e Babyteeth. Daniel Warren Johnson, disegnatore, copertinista e sceneggiatore, alle spalle collaborazioni con Marvel, Dc, Dark Horse, è conosciuto come l’autore di Extremity, un ibrido tra la fantascienza apocalittica e le fantasie di Miyazaki; suo più recente progetto è Murder Falcon, una graphic novel pubblicata da Skybound. L’edizione Saldapress è completa, come vi anticipavo, di un’intervista ai due artisti, di una serie di illustrazioni aggiuntive, di varii frammenti della sceneggiatura e delle relative bozze dei fumetti, di una scelta di sketch di Johnson, infine di sintetiche notizie biobibliografiche sugli artisti. I colori sono di Lauren Affe.